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da lanuovaecologia.it Lunedì 12 Febbraio 2007 

  PUGLIA|La pena più severa tre anni di reclusione

Ilva, quattro condanne

Inflitte in primo grado al termine del processo per l'inquinamento atmosferico prodotto su Taranto dall'industria. Legambiente: «Un'importante vittoria»

Quattro condanne sono state inflitte dal giudice monocratico del tribunale di Taranto Martino Rosati al termine del processo per l'inquinamento atmosferico prodotto sulla città dalle grandi industrie Ilva e Agip. La pena più severa è stata inflitta al presidente del consiglio di amministrazione del gruppo Riva, Emilio Riva, proprietario dell'Ilva,
che dovrà scontare tre anni di reclusione. Due anni e otto mesi di reclusione sono stati inflitti al direttore dello stabilimento Ilva di Taranto, Luigi Capogrosso; un anno e sei mesi al figlio di Emilio Riva, Claudio, e sei mesi e 15 giorni di reclusione all'ex dirigente del reparto cokerie dell'Ilva, Roberto Penza. Il giudice ha invece dichiarato prescritti i reati a carico di due ex dirigenti dell'Agip, Domenico Elefante e Alfredo Moroni, che si erano dimessi dai rispettivi incarichi alcuni anni fa.
Tutti gli imputati rispondevano di omissione di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto pericoloso di cose, violazione di norme antinquinamento e danneggiamento aggravato di beni pubblici. Emilio Riva e Luigi Capogrosso sono stati anche interdetti dall'attività industriale e dichiarati incapaci di contrattare con la pubblica amministrazione per il tempo delle pene detentive
inflitte. I quattro imputati dell'Ilva sono stati invece assolti da una violazione di una norma antinquinamento punibile con una contravvenzione perché nel frattempo è cambiata la normativa.

«Un’importante vittoria della legalità – commenta Roberto Della seta, presidente nazionale di Legambiente –. Ci siamo costituiti parte civile nel processo perché contro l’inquinamento dell’aria l’Ilva poteva, e può, fare di più ». Questa sentenza corona l’impegno dell’associazione in difesa della salute dei cittadini e dei lavoratori dell’Ilva. «La speranza ora – conclude Della Seta – è che questa sentenza sia di stimolo a un maggior rispetto delle norme antinquinamento da parte delle industrie italiane e a una nuova politica di prevenzione dalle emissioni, grazie agli investimenti nelle più moderne tecnologie di riduzione e di controllo degli inquinanti».