crescita infinita? Non su questa terra



  dal manifesto 11 novembre 2007
 
Crescita infinita? Non su questa Terra

Domanda crescente e risorse limitate: intervista all'astrofisico Alberto Di Fazio
L'umanità deve rientrare in parametri di consumo inferiori a quelli permessi della natura. E' «sostenibile» solo quella società che consuma risorse e produce rifiuti in una quantità che la Terra, la biosfera, può tollerare. L'idrogeno? Un imbroglio

Francesco Piccioni

Su energia, modelli di sviluppo ed esauribilità delle risorse, è inevitabile che l'informazione venga deformata dagli enormi interessi in campo. Per avere un quadro il più possibile scientifico - ma non neutrale - della situazione, abbiamo sentito Alberto Di Fazio, astrofisico, specialista nell'evoluzione dei sistemi complessi, membro della Commissione nazionale del Cnr e del International Geosphere-Biosphere Programme (IGBP), programma di ricerche interdisciplinari sui cambiamenti globali (anche climatici). Tra i politici che collaborano con l'Igbp il più noto è il neopremio Nobel, Al Gore.
Il Wec pone al centro del suo convegno il concetto di «sviluppo sostenibile».
E' un ossimoro. Sviluppo, anche solo «qualitativo», significa crescita. In qualche piccolo caso - per esempio il telelavoro, evitando l'uso dell'automobile - è anche possibile. Ma sulla scala dell'intera economia non si può fare. Lo sviluppo qualitativo presuppone quello quantitativo. Se bisogna garantire cibo sufficiente per tutti, l'agricoltura ha bisogno di fertilizzanti, pesticidi, ecc. Industria, insomma. «Sostenibile» è una pessima traduzione del termine inglese «sustainable», che significa però «durevole», senza fine. In francese è più chiaro: durable. E purtroppo non esiste. L'umanità deve rientrare in parametri di consumo inferiori a quelli permessi della natura.
Eppure dicono che basterebbero pannelli solari su un quadrato di 400 km di lato per esaudire tutta l'attuale domanda energetica.
E' un calcolo tutto matematico, e neppure esatto; dovrebbe essere molto più grande. Dal sole arriva una quantità di energia molto superiore alle necessità dell'umanità, ma per fare tutti quei pannelli solari ci vuole una quantità di silicio (oltre che di alluminio) che non esiste. Mancano le materie prime per fare una cosa del genere. «Sviluppo sostenibile» è la deformazione di un concetto di Herman Daly, ex economista della Banca mondiale, che parlava di «società sostenibile» indicando però un modello stazionario, non in perenne crescita. E' «sostenibile» quella società che consuma risorse e produce rifiuti in una quantità che la Terra, la biosfera, può tollerare. Una società in equilibrio con la natura. Mentre tutti hanno in mente l'idea della «crescita», che è tipica solo del capitalismo, ovvero degli ultimi 150 anni. Una cosa impossibile - a lungo andare - per motivi fisici, chimici e biologici. Viviamo dentro una «pellicola» molto sottile che garantisce la vita biologica.
Sono i «limiti dello sviluppo» già illustrati ai tempi del Club di Roma, che poi vennero definiti «sbagliati»...
Quei calcoli furono effettuati da una task force di centinaia di scienziati con al centro il Mit. Fin da allora ci fu una mistificazione, che attribuiva a quello scenario la «previsione» che nel 2000 le risorse si sarebbero esaurite. Cosa che poi non si sarebbe verificata. Basta prendere quei dati per accorgersi che lì si sosteneva che nel 2000 sarebbe stato consumato il 25% delle risorse non riproducibili (il petrolio, innanzitutto); mentre prevedevano una crisi economica, industriale, agricola e della popolazione tra il 2020 e il 2030, quando si sarebbe giunti a consumare circa la metà di queste risorse. Se hanno sbagliato è per eccesso di ottimismo.
Quella ricerca è stata aggiornata. Cosa dicono i nuovi dati?
Se prendiamo quelli sul petrolio, già il Corriere della sera di alcuni giorni fa constatava che negli ultimi tre anni l'estrazione di greggio resta ferma intorno agli 85-86 milioni di barili al giorno. Nonostante l'aumento della domanda di Cina, Russia e India, la produzione non aumenta. Per mantenere nel 2007 la quota degli ultimi anni, bisognerebbe aumentare l'estrazione di mezzo milione di barili da qui alla fine dell'anno. Se non quest'anno, al massimo nel corso dei prossimi due, il tasso di estrazione del greggio sarà inferiore. Può anche essere un «picco» temporaneo. Ma le previsioni più conservative - quelle dell'International Energy Agency - collocano il picco nel 2013. La curva della produzione sta rallentando. Non siamo ancora al picco, perché i prezzi sarebbe aumentati molto di più. Ma ci stiamo arrivando: l'offerta di greggio sale molto lentamente, mentre la domanda corre più velocemente. Basta guardare i trend sull'arco di 30 anni per capirlo.
Cosa ti aspetti allora dal convegno del Wec?
Verranno fuori delle buone proposte per quanto riguarda l'utilizzo del solare. Però sarà un ibrido. Verranno fuori anche degli imbrogli, come quello dell'idrogeno. C'è un'enorme industria che si sta lanciando su questo fronte, ma la produzione di idrogeno chiede più energia di quanta non ne renda disponibile. L'auto a idrogeno si può fare, ma peggiora la situazione. Poi si calcherà molto la mano su cose che si possono fare su piccola scala, ma non su quella globale. Per esempio i biocombustibili. I km quadri necessari per mandare avanti la produzione sarebbero molte volte di più di quelli fin qui destinate all'agricoltura alimentare. Già ora ci sono proteste in Brasile perché terreni coltivabili vengono destinati ai biocombustibili, anziché al cibo.