2 questioni



2 questioni

n. 1
Afferma Jurgen Habermas: “L’universalismo egualitario – da cui sono derivate le idee di libertà e convivenza solidale, autonoma condotta di vita ed emancipazione, coscienza morale individuale, diritti dell’uomo e democrazia – è una diretta eredità dell’etica ebraica della giustizia e dell’etica cristiana dell’amore. Questa eredità è stata continuamente riassimilata, criticata e reinterpretata senza sostanziali trasformazioni. A tutt’oggi non disponiamo di opzioni alternative. Anche di fronte alle sfide attuali della costellazione postnazionale continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne.

n. 2
Scrive M. Cotta: “Non è sufficiente un qualsiasi tipo di elezioni, si deve trattare di elezioni competitive e che offrano un minimo almeno - chi lo stabilisce il minimo e il massimo? - di garanzie di libertà dell’espressione del suffragio.
Al di sotto di un determinato livello di garanzie il processo elettorale non si può considerare uno strumento di realizzazione della rappresentanza. Infatti fino a un certo punto la sostanza del voto non configura più un giudizio e una scelta ma diventa pura e semplice acclamazione e investitura plebiscitaria. 
Le elezioni svolgeranno allora funzioni ben diverse, cioè di mobilitazione del consenso e di legittimazione”. Prosegue Giorgio Bertolini: “Siamo quindi d’accordo con Kelsen quando ribadiamo che la moderna teoria politica della rappresentanza è in realtà una mera ideologia politica della rappresentanza, l’ideologia dell’arbitrio della non-rappresentatività e della partitocrazia quale forma storica della direzione e del comando borghese della politica. 
Il mandato imperativo è considerato errato dalla teoria borghese perché annulla l’astrazione della Rivoluzione francese, perché impedisce quello ‘stemperamento’ delle tensioni dell’uomo reale egoista e classista nel cittadino astratto e individuato per identità, che entrerebbe riproponendo al livello politico lo specchio di tutte le contraddizioni della società senza mistificazioni, senza belletti”.       

Materiale:
Giorgio Bertolini, “Invertire la rotta – I sistemi politici democratico rappresentativi tardo capitalistici”, Sensibili alle foglie, 2005, pagg. 78-9; 

M. Cotta, da “Dizionario della politica”, Utet, pag. 932, in “Invertire la rotta” pag. 78; 

Jurgen Habermas, da “Dialogo su Dio e il mondo”, 1999, in “Tempo di passaggi”, Feltrinelli, 2004, pagg. 128-9.

 
Nota a cura di Leopoldo Bruno: 
Bertolini – nel suo ottimo libro – illustra fra l’altro i motivi per cui l’elettore non dispone più di  strumenti come il mandato imperativo (che obbliga l’eletto a seguire la volontà degli elettori, almeno su alcuni temi prestabiliti) oppure come la possibilità di revoca immediata.

Mi sembrano questioni sulle quali ragionare. Nei miei limiti, conto quanto prima di farlo.