Re: Il discorso di apertura dell'Arci Esperanto



L'esperanto non ha forato ieri e forse non forerà domani. Noi abbiamo una concezione dell'uso della lingua che ci impone un forare e quindi un vincere. Ce l'avevano anche gli esperantisti di quell'ieri e hanno perso.
Oggi l'esperanto si usa nel mondo ma non se ne parla in Italia perché quando se ne parla si pensa sempre che ci sia qualcuno dietro, qualche lobby o setta, dimenticando, o non sapendo, che Zamenhof lo ha inventato e dato liberamente all'uso degli uomini, collocandosi sul livello di Sabin.
Ma questo fa parte della classica retorica della propaganda esperantistica.
Io oggi pero' mi chiedo e vi chiedo come concretizzare nella comunicazione internazionale uno slogan che mi risuona nelle orecchie da alcuni giorni "Qui nessuno é straniero". Per questo é nata questa Associazione, nuova nel seno dell'Arci, proprio per trovare nuove riproposizioni di una lingua che rimane al servizio delle donne e degli uomini della pace, dopo 120 anni, e per mantenere vivo il ricordo di alcune donne e uomini di pace come lo svizzero Edmond Privat, socialista e pacifista svizzero, interprete di Gandhi nel suo passaggio in Europa da Londra a Brindisi fino a portarselo in India.
Anche con quelle che sono state le poche forze del movimento esperantista tradizionale e pacifista in particolare, questa lingua ha varcato la soglia del 21. secolo. Come tutte le grandi idee essa ha viaggiato sulle gambe degli uomini e il progetto di questa Associazione é di riprenderne il cammino.
Andrea Montagner
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From: 3,14
Sent: Thursday, April 27, 2006 6:54 AM
Subject: Re: Il discorso di apertura dell'Arci Esperanto

L'Esperanto non ha forato ieri, ma forse sarà la lingua del futuro.
Io ho una scarsa previsione di poterla imparare, visto che di futuro me ne resta pochino.
Le lingue si imparano da bambini, non da rimbambiniti.
Son contento che figuri nel mio elenco dei bambini!
3.14
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From: Andrea
Sent: Wednesday, April 26, 2006 10:03 PM
Subject: Il discorso di apertura dell'Arci Esperanto

Care amiche e cari amici,

vi invio il testo del discorso inaugurale tenuto da me il 25 aprile. Devo premettere, per spiegare il pezzo iniziale, che abbiamo visto assieme il pezzo del film Caro Diario di Nanni Moretti in cui lui arriva all'incrocio e parla al personaggio nelle decapottabile, quella scena in cui Moretti parla di essere d'accordo sempre con una minoranza...............

Andrea Montagner

 

Discorso di apertura.

 

Care amiche e cari amici,

il senso del filmato che abbiamo appena visto dà l’idea dell’impostazione che vogliamo dare al nostro lavoro, al fatto che sappiamo che la lingua esperanto non è così diffusa come vorremmo ma che per noi essere esperantisti oggi ci porta ad essere una minoranza che pensa da maggioranza, che solleva i problemi che ci sono cari, quello della parità linguistica in primis e di conseguenza quello dell’uguaglianza, valore che ci porta ad essere qui anche oggi, Circolo Arci Esperanto con due parti che dicono molto di come vogliamo interagire con la società e farne parte.

 

Un anno fa ci siamo trovati a Jesolo e abbiamo dato vita a un forum di discussione che poi è sfociato in due forum, uno aperto agli esperantisti di sinistra e uno riservato agli iscritti alla SAT in Italia. Dopo quella esperienza, che rimane aperta, io stesso ho capito che dovevo prendere in mano la situazione e lanciare una lista dedicata, più che alla discussione, alla forza della motivazione a costruire qualcosa di originale, dato che tutte le forme di associazione esperantista tendono alla chiusura nei confronti del mondo cosiddetto “normale”.

 

Siamo qui dunque per dare inizio ad un percorso che non sappiamo dove ci porterà. Abbiamo guardato in giro per vedere se qualcuno avesse avuto altre idee o iniziative simili ma ci siamo resi conto del vuoto che c’è ancora sul terreno della partecipazione sociale e politica per quegli esperantisti come me, come voi, per i quali l’esperanto non e’ solo una lingua ma anche un ideale per il quale vale la pena di spendere del tempo e delle energie. E quando dico questo non voglio fare torto a quegli amici che singolarmente si sono presentati nella scena dei forum sociali e delle marce ma noi  veniamo dalla prima marcia della pace Perugia-Assisi in cui abbiamo orgogliosamente alzato lo stendardo verde dell’esperanto lingua della pace.

 

Per questo non possiamo essere la continuazione di alcuna altra associazione ma semmai una riformulazione in chiave attuale delle stesse istanze che hanno proposto nel passato altre formule associative. Nasciamo come critica delle formule associative attuali dell’esperanto, che portano noi esperantisti ad appartarci quasi ce ne dovessimo vergognare.

 

Noi dell’Arci Esperanto facciamo parte della grande famiglia Arci, verso la quale nutriamo un profondo senso di appartenenza e di rispetto e verso la quale il nostro intendimento è di contribuire alla sua crescita numerica ma anche sociale, culturale e umana.  Vogliamo far parte di tutta quella rete di associazioni che si battono per un mondo migliore perché crediamo che uno dei mezzi migliori per farlo è quello di comprendersi meglio fra uguali senza che ci si debba sentire in difetto perché non si conosce o non si parla bene la lingua imperante di turno ma anche perché una singola lingua non nazionale ci fa sentire parte della stessa famiglia umana.

 

Vogliamo dare all’esperanto una chance di credibilità in tutti quei movimenti che si battono per questo fine, penso alla  Rete Lilliput, al Movimento pacifista e nonviolento, all’ambientalismo, al movimento anarchico, che vanta nella sua storia  passata e presente la partecipazione di molti esperantisti, uno per tutti Giuseppe Pinelli.

 

Noi vogliamo confrontarci con le idee degli altri e trovare per le nostre idee un punto di riferimento e di confronto ideale per il nostro essere esperantisti e di sinistra e anche il luogo di elaborazione di un nuovo modo di essere esperantista e di sinistra. Qui tutti noi abbiamo diritto ad esprimere le nostre idee e a trovare l’appoggio necessario per realizzarle, attraverso la collaborazione e il necessario rispetto sia dello statuto che degli altri. Colgo l’occasione per ringraziare il direttivo dell’Erbavoglio che ci ha dato la possibilita’ di realizzare questo progetto. Con loro credo che troveremo le forme giuste di collaborazione per realizzare progetti comuni. Ricordo che proprio qui tenni la mia prima conferenza sull’esperanto.

 

Oggi è il 25 aprile e dopo sfileremo con le donne e gli uomini del 25 aprile portando la nostra fierezza, facendoci riconoscere per quello che siamo, donne e uomini che parlano con questa lingua ad altre donne e uomini nel mondo che sono come noi, lavoratrici e lavoratori che, “da umili lavoratori”, come ha scritto Vezio Cassinelli al quale abbiamo intitolato il Circolo, lavorano perché la Lingua Esperanto sia riconosciuta come facile strumento per il raggiungimento degli stessi fini del popolo tutto del 25 aprile.