Ragogna - La vicinanza è più terapeutica della distanza (1284)



Terza edizione del concorso “Corto a Muris”
Esiste una vicinanza ancora più terapeutica (della distanza)
Il Collettivo Dut un cine presenta Non aprite quella torta*

*Allegata la copertina del corto


Muris di Ragogna

L'appuntamento è fissato dal 4 al 6 Settembre a Muris di Ragogna, sede di “Corto a Muris”, atteso concorso di cortometraggi amatoriali nato per promuovere il territorio dei Comuni del Friuli Collinare e giunto ormai alla sua terza edizione. Tra i partecipanti di quest'anno, grazie al sostegno della Cooperativa Itaca e dell'Ass n. 4 Medio Friuli, anche il Collettivo Dut un Cine che presenterà al pubblico “Non aprite quella torta”, prima fatica cinematografica del gruppo, nato nei paraggi del Centro di Salute Mentale di San Daniele del Friuli.
In premessa ve evidenziato che la originale idea del concorso arriva dall’associazione culturale “Muris in Festa” e che il festival, come da articolo 1 del regolamenti di concorso,”ha lo scopo di promuovere la produzione cinematografica amatoriale locale documentaristica, a soggetto, esplorazione, ambiente natura, cultura, sport e montagna”. Ad iscrizione gratuita, il regolamento prevede altresì l’obbligatorietà che le riprese vengano effettuate prevalentemente nei comuni facenti parte della Comunità Collinare del Friuli, ovvero Buja, Colloredo di Monte Albano, Coseano, Dignano, Fagagna, Flaibano, Forgaria nel Friuli, Majano, Moruzzo, Osoppo, Ragogna, Rive d’Arcano, San Daniele del Friuli, San Vito di Fagagna e Treppo Grande).
“L'idea originaria era molto semplice – spiegano dal Collettivo Dut un Cine -: si trattava di fare dei piccoli e semplici esercizi di recitazione davanti ad una videocamera, per poi riguardarsi in un secondo momento, senza altri grossi obiettivi. La cosa ha preso piede, sviluppandosi fino all'idea di partecipare al concorso producendo, dall'inizio alla fine, un cortometraggio vero e proprio. Attorno a questa bella pensata si è formato un gruppo molto eterogeneo, formato dagli utenti giovani del Centro di salute mentale, un paio di educatori di Itaca e alcuni giovani del territorio”.
Insieme hanno curato tutte le fasi della produzione: l'ideazione della storia, la stesura della sceneggiatura e dei dialoghi, il reperimento delle attrezzature e dei costumi, fino ovviamente alle più impegnative fasi delle riprese e del montaggio. Quantificando grossolanamente ben 18 persone direttamente coinvolte (più una quindicina di collaboratori esterni), 20 ore per la scrittura della sceneggiatura, due giorni di riprese, 6 ore di materiale girato su tre videocamere e un'incommensurabile quantità di tempo spesa per il montaggio finale, affidato alle sapienti mani di due esperti, entrati a pieno titolo a far parte del Collettivo.
“Ma al di là dei consistenti numeri – proseguono gli amici di Dut un Cine -, l'aspetto più degno di nota è dato dal contorno, meno appariscente e difficilmente quantificabile, della ‘terapeuticità’ delle relazioni esterne al contesto educativo-social-sanitario dentro il quale abitualmente nascono e si esauriscono quasi tutte le attività che partoriamo, mentre magari ci auto-conferiamo il titolo di “esperti della riabilitazione”. In questo caso, invece – raccontano ancora -, con la scusa del corto, si sono semplicemente incontrati tra loro alcuni coetanei, tra i quali una buona parte formata da persone del tutto estranee al mondo della salute mentale, quindi totalmente avulse anche dalle sue dinamiche istituzionalizzate. In un misto di comprensibili reazioni di curiosità, timori, timidezze e qualche paura – vissute da entrambe le parti e normali quanto la normalità dell'umano incontrarsi – è risultato evidente, forse troppo, che effettivamente esiste una distanza tra un mondo considerato sano e uno diagnosticato malato, per categorie di cui anche noi esperti ci scopriamo vittime”.
“C'è da chiedersi se le nostre prassi, scaturite dai più puri intenti, siano o meno esenti da questa classificazione, soprattutto notando come modalità e approcci, che ci verrebbe da definire “non convenzionali” o “non codificati” per la loro naturalezza, a volte possono e riescono più che la nostra anzianità di servizio. Ci si chiede anche – affermano dal Collettivo - quanto il nostro lavoro sia effettivamente volto all'abbattimento di tali confini, spesso tracciati in nome di una distanza che è detta terapeutica. Capita così di scoprire che esiste una vicinanza ancora più terapeutica, capace di ricordarci che il solco tra i due mondi non è incolmabile”.
Da qui la scelta del Collettivo “Dut un Cine” di presentarsi al pubblico senza etichette di alcun genere e senza il bisogno di spiegare nulla. “Ciò andrà sicuramente a scapito della visibilità del progetto – concludono -, quello che si vede è una storia surreale di 12 minuti, ma solo perché siamo certi che il senso è dato da ciò che di invisibile rimane di questa esperienza”.

Fabio Della Pietra
Ufficio Stampa
Cooperativa sociale Itaca
Pordenone
www.itaca.coopsoc.it
Prot. 1284
Allegato Rimosso