La nonviolenza e' in cammino. 1085



LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1085 del 16 ottobre 2005

Sommario di questo numero:
1. La Rete italiana per il disarmo incontra il presidente brasiliano Lula
oggi a Roma
2. Giovanni Colombo: mozione al Consiglio Comunale di Milano a sostegno
della campagna per il disarmo in Brasile in vista del referendum del 23
ottobre
3. Flavio Santini: Ventidue consiglieri presentano al Consiglio Comunale di
Trento l'ordine del giorno a sostegno della campagna per il disarmo in
Brasile in vista del referendum del 23 ottobre
4. Marco Giubbani: Si'
5. Oliviero Diliberto: Si'
6. Antonella Litta: Si'
7. Enrico Morganti: Si'
8. La Campagna "Control Arms"
9. Serge Latouche: La proposta della decrescita, una scelta a sinistra
10. Salima Ghafari e Mari Nabard: Dare la vita in solitudine e morire
11. Giulio Vittorangeli: Il passo della morte
12. Enrico Peyretti: Un commento a una testimonianza di Cindy Sheehan
13. Iniziative in occasione della quarta giornata ecumenica del dialogo
cristiano-islamico
14. "Servitium" di settembre-ottobre 2005, Curare ed essere curati
15. La "Carta" del Movimento Nonviolento
16. Per saperne di piu'

1. INCONTRI. LA RETE ITALIANA PER IL DISARMO INCONTRA IL PRESIDENTE
BRASILIANO LULA OGGI A ROMA
[Dalla Rete italiana per il disarmo (per contatti: segreteria at disarmo.org)
riceviamo e volentieri diffondiamo]

Una delegazione della Rete italiana per il disarmo e della Campagna "Control
Arms" incontrera' a Roma questa domenica 16 ottobre il presidente del
Brasile Luiz Ignacio Lula da Silva.
L'incontro avverra' nell'ambasciata del Brasile a Piazza Navona a Roma
durante un evento organizzato per permettere un contatto tra il presidente
brasiliano Lula, in visita ufficiale di due giorni nel nostro paese, e la
societa' civile italiana.
La delegazione della Rete italiana per il disarmo intende esprimere al
presidente Lula, e per suo tramite a tutto il popolo ed il governo
brasiliano, apprezzamento e gratitudine per gli sforzi loro e degli
attivisti per la pace della societa' civile nel contrastare la violenza
armata attraverso il voto popolare.
Il 23 ottobre 122 milioni di brasiliani potranno votare per la proibizione
della vendita a civili di armi e munizioni. Un passaggio cruciale per il
paese sudamericano, che attualmente detiene il macabro primato del maggior
numero di morti per arma da fuoco (circa 38.000 ogni anno).
Pur nella sua dimensione nazionale, il referendum per la proibizione della
vendita delle armi e delle munizioni in Brasile ha una rilevanza mondiale:
per la prima volta un atto democratico di voto agira' direttamente sul tema
del disarmo. Nella situazione attuale del mondo e' di estrema importanza
elevare il controllo internazionale delle armi per prevenire la violenza
armata a livello globale. Il mondo intero si sentira' fortemente
interpellato e coinvolto dai risultati di questa votazione, dall'impatto
politico e strategico sicuramente globale.
*
L'incontro all'ambasciata brasiliana di Roma avra' inoltre l'attenzione di
tutto il mondo e di tutte le organizzazioni internazionali che si occupano
di lotta contro il devastante impatto delle armi leggere.
Domenica 16 ottobre, infatti, e' stata scelta come "Giornata internazionale
di azione per sostenere il referendum brasiliano sul disarmo". Iniziative di
sensibilizzazione avranno luogo di fronte alle ambasciate della Repubblica
Federale del Brasile in tutti i continenti, ed ovviamente l'incontro di Roma
ne sara' il vertice.
Il coordinamento di tutti questi eventi viene gestito da Iansa
(International Action Network on Small Arms) di cui la Rete italiana per il
disarmo fa parte.
"Non si tratta solo di un momento importante per i brasiliani, ma anche per
il resto del mondo che guarda a questo referendum con grande attenzione. Se
il Brasile votera' per fermare la vendita di armi, verranno di conseguenza
rafforzate tutte le campagne in atto per rafforzare il controllo legislativo
sulle armi" ha dichiarato Rebecca Peters, Direttrice di Iansa.
"In Italia da tempo la Rete Disarmo (in collegamento con i missionari del
sito brasiliano Adital, con  Pax Christi e con il Centro di ricerca per la
pace di Viterbo) sta agendo per informare la popolazione italiana di questo
appuntamento storico, capace di indurre un passo avanti di grandi
proporzioni a tutta l'umanita'. Per la prima volta un popolo potra'
scegliere se impostare la propria sicurezza sulla condivisione, su una
societa' piu' forte e democratica piuttosto che su un uso indiscriminato
delle armi" aggiunge Francesco Vignarca, della segreteria nazionale della
Rete italiana per il disarmo e della Campagna "Control Arms".
*
Maggiori controlli sulle armi in Brasile hanno gia' iniziato a mostrare
risultati positivi: nel 2004 (il primo anno dall'entrata in vigore dello
Statuto sul disarmo) le morti per arma da fuoco sono diminuite dell'8%. Cio'
significa 3.234 vite salvate rispetto all'anno precedente. E' la prima volta
che una diminuzione del genere avviene in Brasile in 13 anni.
Non va dimenticato poi che il governo del presidente Lula e' stato tra i
primi a sostenere la campagna internazionale Control Arms (promossa in
Italia dalla Rete italiana per il disarmo e da Amnesty International) che si
pone come obiettivo principale la promulgazione di un Trattato
internazionale sul commercio delle armi. Recentemente anche l'Unione Europea
(da sola responsabile del 39% delle vendite di armi del mondo) ha dato il
proprio sostegno alle richieste della campagna Control Arms.
La delegazione della Rete italiana per il disarmo incontrera' il presidente
Lula anche per ringraziarlo di questo importante e forte sostegno.
*
Per maggiori informazioni:
- sul referendum brasiliano: www.disarmo.org/rete/indices/index_2073.html
- sulla Rete italiana per il disarmo: www.disarmo.org
- sulla campagna Control Arms: www.controlarms.it -
www.disarmo.org/controlarms
Per contattare la segreteria della Rete italiana per il disarmo: tel.
3283399267, e-mail: segreteria at disarmo.org, sito: www.disarmo.org

2. 23 OTTOBRE. GIOVANNI COLOMBO: MOZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE DI MILANO A
SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA PER IL DISARMO IN BRASILE IN VISTA DEL REFERENDUM
DEL 23 OTTOBRE
[Ringraziamo Giovanni Colombo (per contatti: giovanni.colombo at fastwebnet.it)
per aver presentato al Consiglio Comunale di Milano la seguente mozione, il
cui testo e' quello gia' approvato all'unanimita' dal Consiglio Provinciale
di Viterbo, dal Consiglio Comunale di Ladispoli, dal Consiglio
Circoscrizionale di Porta Nuova a Pescara, e che e' stato presentato anche
in numerose altre istituzioni italiane. Giovanni Colombo e' consigliere
comunale di Milano e presidente nazionale della "Rosa Bianca",
l'associazione che si richiama ai martiri della Resistenza antinazista e
all'insegnamento di Lazzati]

Testo della mozione presentata il 10 ottobre 2005 dal consigliere Giovanni
Colombo al Consiglio Comunale di Milano:

Il Consiglio Comunale,
premesso che
- il Brasile e' un paese in cui sono in circolazione piu' di 17 milioni di
armi da fuoco, di cui soltanto il 10% appartengono alle forze armate e alle
forze di polizia, mentre il resto e' nelle mani di civili;
- ogni giorno in Brasile circa cento persone muoiono uccise da armi da
fuoco;
- nel 2003 39.325 persone in Brasile sono morte uccise da armi da fuoco;
- le istituzioni brasiliane hanno promosso una Campagna di disarmo
volontario attraverso cui e' stato chiesto ai cittadini in possesso di armi
di consegnarle alle autorita' affinche' venissero distrutte;
- nel 2004 grazie a questa Campagna di disarmo piu' di 450.000 armi da fuoco
sono state tolte dalla circolazione, e per la prima volta in 13 anni il
numero dei morti uccisi da armi da fuoco in Brasile e' diminuito: rispetto
ai dati del 2003 nel 2004 sono state salvate 3.234 vite umane;
- il 23 ottobre 2005 si svolgera' in Brasile il primo referendum della
storia di quel Paese, referendum in cui ai cittadini verra' posto il
quesito: "Il commercio di armi da fuoco e munizioni deve essere proibito in
Brasile?";
- intorno alla Campagna per il disarmo vi e' stato un grande coinvolgimento
popolare: l'associazionismo democratico, imprenditori, sindacati, chiese,
movimenti, personalita' della cultura, dello sport e dello spettacolo,
operatori sociali e sanitari, docenti universitari, si sono uniti alle
istituzioni nell'impegno di salvare quante piu' vite umane possibile;

il Consiglio Comunale di Milano
1. esprime solidarieta' all'impegno delle istituzioni e della societa'
civile del Brasile per ridurre il numero delle vittime di uccisioni da armi
da fuoco;
2. esprime apprezzamento per la scelta di civilta' di chiedere ai cittadini
di disarmarsi volontariamente e di decidere democraticamente ed
umanitariamente di salvare quante piu' vite umane sia possibile;
3. sollecita che l'esempio brasiliano si estenda quanto piu' possibile, e
che anche altri paesi ed altre popolazioni scelgano la via del disarmo e del
rispetto per la vita umana;
4. auspica che l'intera umanita' abbia un futuro di pace e convivenza, ed a
tal fine si impegna a promuovere la cultura della pace, del dialogo, della
solidarieta', della legalita', del disarmo, della nonviolenza;
5. esprime un convinto e coerente si' alla difesa della vita di ogni essere
umano, si' alla pace tra le persone e tra i popoli, si' alla sicurezza di
tutti nel rispetto dei diritti umani di tutti gli esseri umani, si' alla
legalita', si' al disarmo della societa', si' alla civile convivenza.

Il Consiglio Comunale di Milano
dispone inoltre che il presente ordine del giorno
a) sia reso noto alla cittadinanza mediante affissione di manifesti, invio
ai mezzi d'informazione locali e nazionali, e in tutte le altre forme
consuete ed opportune;
b) sia inviato per opportuna conoscenza ai seguenti soggetti istituzionali:
- Ambasciata del Brasile in Italia,
- Ambasciata italiana in Brasile,
- Presidenza della Repubblica del Brasile;
- Presidenza della Repubblica Italiana;
c) sia inviato inoltre ai seguenti ulteriori referenti istituzionali
brasiliani:
- Ministero della Giustizia;
- Ministero della Salute;
d) sia inviato inoltre per opportuna conoscenza ai seguenti indirizzi di
referenti istituzionali e della societa' civile brasiliani particolarmente
impegnati nella Campagna per il disarmo:
acresemarmas at uol.com.br
oca-ong at bol.com.br
fccv at ufba.br
suzanav at atarde.com.br
estadodepaz at estadodepaz.com.br
inamaramelo at yahoo.com.br
pazpelapaz1 at yahoo.com.br
borgescoml at bol.com.br
desarmamentodf at desarmamentodf.org
otaviofalcao at pop.com.br
samambaiadizsim at bol.com.br
federacaoinquilinosdf at bol.com.br
associacaomis at brturbo.com.br
desarmamentoes at paz-es.org.br
valparaiso at terra.com.br
cmtbatista at mixx.com.br
orestesoliveira at casamilitar.mt.gov.br
pteruel at terra.com.br
frentemunicipalbrasilsemarmas at yahoo.com.br
bh_sem_armas at yahoo.com.br
welingtonvenancio at bol.com.br
kleversonrocha at ig.com.br
depjordy at alepa.pa.gov.br
deparacelilemos at alepa.pa.gov.br
almirlaureano at yahoo.com.br
paz at londrinapazeando.org.br
murilocavalcanti at uol.com.br
f.tavares at digi.com.br
leandro_amme at yahoo.com.br
frentepelodesarmamento at ig.com.br
pemarcel at terra.com.br
gvieira7 at terra.com.br
seguranca at niteroi.rj.gov.br
beatriz at soudapaz.org
mariana at soudapaz.org
desarmecampinas at yahoo.com.br
ajardim at al.sp.gov.br
josecpinto at camaralimeira.sp.gov.br
gotadeorvalho at gmail.com
jbernegossi at prefeitura.sp.gov.br
mjduarte at uol.com.br
hpereira at al.sp.gov.br
marcoanjos at bol.com.br
marcosanjos at emsergipe.com
conic.brasil at terra.com.br
cbjp at cbjp.org.br
ronenu at canal13.com.br
jdarif at uol.com.br
naida at uol.com.br
pstoffel at saap.org.br
welinton_pereira at wvi.org
padrebizon at casadareconciliacao.com.br
ivoschoenherr at terra.com.br
frentepelodesarmamento at ig.com.br
rev.aquino at ig.com.br
torressantana at uol.com.br
norberge at terra.com.br
soniarosafaria at hotmail.com
mitra at diocesepetropolis.org.br
cier at cnbbsul4.org.br
czbsbf at terra.com.br
e) sia inviato inoltre per opportuna conoscenza ai seguenti indirizzi di
referenti italiani particolarmente impegnati a sostegno della Campagna per
il disarmo brasiliana:
- padre Ermanno Allegri, e-mail: ermanno at adital.com.br
- dottor Francesco Comina, e-mail: f.comina at ladige.it
- Centro per la pace del Comune di Bolzano, e-mail: welapax at hotmail.com
- Rete italiana per il disarmo, e-mail: segreteria at disarmo.org
- Centro di ricerca per la pace di Viterbo, e-mail: nbawac at tin.it

3. 23 OTTOBRE. FLAVIO SANTINI: VENTIDUE CONSIGLIERI PRESENTANO AL CONSIGLIO
COMUNALE DI TRENTO L'ORDINE DEL GIORNO A SOSTEGNO DELLA CAMPAGNA PER IL
DISARMO IN BRASILE IN VISTA DEL REFERENDUM DEL 23 OTTOBRE
[Ringraziamo Flavio Santini (per contatti: fdst.santini at vivoscuola.it) per
aver promosso la presentazione al Consiglio Comunale di Trento dell'ordine
del giorno a sostegno della campagna per il disarmo in Brasile, il cui testo
e' quello gia' approvato all'unanimita' dal Consiglio Provinciale di
Viterbo, dal Consiglio Comunale di Ladispoli, dal Consiglio Circoscrizionale
di Porta Nuova a Pescara, e che e' stato presentato anche in numerose altre
istituzioni italiane. Flavio Santini, presidente di "Costruire comunita'",
e' consigliere comunale a Trento]

Cogliendo con entusiasmo il suggerimento vostro e di altri amici pacifisti,
relativo alla campagna per il disarmo in Brasile, martedi' scorso ho
presentato in Consiglio Comunale a Trento l'ordine del giorno da voi
proposto, firmato da altri 22 colleghi consiglieri (Trento democratica,
Margherita, Rifondazione, Verdi, Sdi). Purtroppo, salvo sorprese, non verra'
discusso in aula prima del 23 ottobre, ma intanto trova gia' una certa
diffusione e poi avra' senso anche dopo, qualunque sia l'esito del voto in
Brasile.

4. 23 OTTOBRE. MARCO GIUBBANI: SI'
[Ringraziamo Marco Giubbani (per contatti: giubbanimarco at libero.it) per
questo intervento. Marco Giubbani si occupa dei Caraibi all'interno del
Coordinamento Nord America e Isole Caraibiche della sezione italiana di
Amnesty International]

Mi viene da pensare alla martoriata Haiti, che seguo da anni in Amnesty
International, in cui la circolazione incontrollata di armi leggere, nelle
mani di ex-militari e paramilitari, gruppi armati piu' o meno collegati a
partiti politici, bande criminali e semplici cittadini, e' stata fattore
determinante dell'instabilita' politica degli ultimi dieci anni, culminata
nell'insurrezione che ha portato alla deposizione di Aristide nel febbraio
2004. Oggi, nonostante la  presenza nel paese di una forza multinazionale di
peacekeeping che ha il mandato di assicurare il disarmo, lo stillicidio di
violenza e uccisioni  non accenna a diminuire.
Ma mi viene anche in mente la mia Lunigiana,dove una serie di furti ha
spinto alcuni bravi cittadini a formare ronde notturne e a sparare nei
confronti dei sospetti autori, ferendo un rumeno.
Le armi portano solo violenza.
Il referendum brasiliano e' un segno di speranza per il mondo intero.

5. 23 OTTOBRE. OLIVIERO DILIBERTO: SI'
[Ringraziamo Oliviero Diliberto (per contatti: diliberto_o at camera.it) per
questo intervento. Oliviero Diliberto (Cagliari, 1956), e' parlamentare da
piu' legislature, gia' Ministro di Grazia e Giustizia, professore di diritto
romano presso la facolta' di giurisprudenza dell'Universita' di Cagliari,
membro dell'esecutivo dell'istituto di studi e progetti per il Mediterraneo,
autore di saggi e studi concernenti il diritto romano e la storia delle
istituzioni giuridiche, segretario nazionale del Pdci, fa parte della
Commissione Giustizia della Camera dei Deputati]

Esprimo il mio pieno sostegno al si' al referendum brasiliano del 23
ottobre.

6. 23 OTTOBRE. ANTONELLA LITTA: SI'
[Ringraziamo Antonella Litta (per contatti: antonella.litta at libero.it) per
questo intervento. Antonella Litta, medico, e' impegnata nei movimenti per
la pace, i diritti e l'ambiente, ed e' tra le principali animatrici del
comitato per la pace di Nepi (Vt)]

Il mio si' rispetto alla campagna referendaria in Brasile e' totale.
Il 23 ottobre sara' una data storica. Un paese intero si domandera' se
attraverso il divieto del commercio di armi si puo' avere una convivenza
piu' civile, aspirare a metodi di relazione meno crudeli e primitivi.
E' la prima volta che succede nel mondo, ed e' sicuramente un segno di
speranza. Un momento di riflessione collettiva sul tema della pace e sulle
leggi che devono regolare la convivenza civile. L'idea e' semplice,
comprensibile e secondo me destinata al successo.
Quello che dobbiamo fare e' importare questa idea, diffonderla, farne
argomento di dibattito, "costringere" le persone a ragionare a domandarsi
come sarebbe il mondo se le economie non fossero asservite e soggette al
mercato delle armi che deve produrre, vendere e per sopravvivere ha bisogno
sempre di nuove guerre e faide.
Quante risorse umane in termini di persone e dolore, e quante risorse
ambientali sono sacrificate sull'altare del potere, delle guerre e della
sopraffazione?
Dobbiamo  abbandonare il senso di fatalismo ed ineluttabilita' delle cose
che a volte ci assale e tenta di annichilire, di rendere vano il nostro
operare e sperare per la pace.
Questo referendum ci da' forza, coraggio, voglia di continuare.
La domanda contenuta nel  referendum dovrebbe diventare argomento di
dibattito mondiale, dovrebbe investire scuole ed istituzioni, dovrebbe
attraversare ed investire la politica cosi' sorda e lontana.
Penso che sia nostro compito far circolare questa domanda, questa idea.
Dobbiamo "contaminare" con il ragionamento tutto e tutti, e in tempi come
questi di smog atmosferico e spirituale non mi sembra poco.

7. 23 OTTOBRE. ENRICO MORGANTI: SI'
[Ringraziamo Enrico Morganti (per contatti: enrico.morganti at fastwebnet.it)
per questo intervento. Enrico Morganti, da sempre impegnato nel
volontariato, e' presidente dell'Enaip di Bologna]

A sostegno della campagna per il disarmo e del referendum brasiliano un bel
messaggio positivo arriva anche dalla Lombardia.
Si e' appena conclusa con grande successo una campagna - sostenuta  anche da
molte associazioni cattoliche- per proporre alla Regione una legge di
iniziativa popolare per riconvertire le aziende armiere a produzioni civili.
Oltre 15.000 firme per liberare la Lombardia dalla cultura delle armi. Tra
le altre: la Pastorale diocesana del lavoro, la Caritas Ambrosiana, il
Centro documentazione Mondialita', Pax Christi, le Acli.

8. INIZIATIVE. LA CAMPAGNA "CONTROL ARMS"
[Dalla Rete italiana per il disarmo (per contatti: segreteria at disarmo.org)
riceviamo e volentieri diffondiamo]

La campagna globale "Control Arms" ha come strumento principale per
diffondere i suoitemi e raggiungere l'obiettivo dell'adozione di un Trattato
internazionale per il controllo del commercio di armi (in sigla: Att) la
"foto-petizione". Tutti insieme intendiamo raccogliere un milione di volti
entro il luglio 2006. La galleria di immagini sara' presentata ai governi di
tutto il mondo in occasione della seconda Conferenza delle Nazioni Unite sui
traffici illeciti di armi leggere, che si terra' a New York nel luglio 2006.
*
Anche in Italia questa particolare forma di mobilitazione sta avendo un
successo senza precedenti: sono gia' oltre 17.000 le persone che hanno
aderito alla campagna facendosi fotografare e "mettendo il proprio volto
contro le armi" (vedi la galleria su www.disarmo.org/controlarms).
Gia' moltissimi personaggi in tutto il mondo hanno aderito alla Campagna e
in Italia, ci hanno gia' "messo la faccia" artisti come Beppe Grillo,
Fiorello, le Iene (Alessandro Sortino e il Trio Medusa), Ascanio Celestini,
Sabina Guzzanti, cantanti come Jovanotti, Antonello Venditti, i Negramaro,
Manu Chao, Laura Pausini, Pola Turci, Max Gazze'; personaggi del cinema come
Silivo Muccino, Carlo Rambaldi, Marco Bellocchio, Ferzan Ozpetek e
Alessandro D'Alatri. Senza dimenticare i numerosi personaggi della societa'
civile, della cultura ed anche del mondo politico come il sindaco Walter
Veltroni, il padre missionario Alex Zanotelli o l'architetto Massimiliano
Fuksas.
*
Ogni minuto muore una persona a causa della violenza armata, sono 500.000
ogni anno. Nel mondo d'oggi la diffusione delle armi e' cosi forte che si
stima ci siano 639 milioni di armi leggere nel mondo: una pistola per ogni
dieci persone sul pianeta. Negli ultimi cinque anni, l'Italia ha esportato
armi comuni ed esplosivi per un totale di oltre 1,5 miliardi di euro. Di
queste un'alta percentuale ha raggiunto anche i paesi con gravi violazioni
dei diritti umani o conflitti in corso o sottoposti a embarghi, come Cina,
Federazione Russa, Israele, Turchia, Malaysia e anche Afghanistan.
*
Per tutte le informazioni sulla campagna "Control Arms":
- Rete italiana per il disarmo, tel. 3283399267 o 3355769531, e-mail:
controlarms at disarmo.org, sito: www.disarmo.org/controlarms
- Amnesty International, ufficio stampa, tel. 064490224 o 3486974361,
e-mail: press at amnesty.it, sito: www.amnesty.it

9. RIFLESSIONE. SERGE LATOUCHE: LA PROPOSTA DELLA DECRESCITA. UNA SCELTA A
SINISTRA
[Dal quotidiano "Liberazione" del 9 ottobre 2005. Serge Latouche, docente
universitario a Parigi, sociologo dell'economia ed epistemologo delle
scienze umane, esperto di rapporti economici e culturali Nord/Sud, e' una
delle figure piu' significative dell'odierno impegno per i diritti
dell'umanita'. Opere di Serge Latouche: L'occidentalizzazione del mondo, Il
pianeta dei naufraghi, La megamacchina, L'altra Africa, La sfida di Minerva,
Giustizia senza limiti, tutti presso Bollati Boringhieri, Torino; Il mondo
ridotto a mercato, Edizioni Lavoro, Roma; I profeti sconfessati, La
meridana, Molfetta. Cfr. anche il libro intervista curato da Antonio
Torrenzano, Immaginare il nuovo, L'Harmattan Italia, Torino 2000]

Esiste, e' vero, una critica di destra della modernita', come esiste un
anti-utilitarismo di destra e un anticapitalismo di destra. Non ci si deve
stupire che esistano un anti-lavorismo e un anti-produttivismo di destra che
si nutrono dei nostri argomenti.
Bisogna anche riconoscere che, nonostante il bel libro del genero di Marx,
Paul Lafargue, "Il diritto all'ozio" - che resta uno dei piu' forti attacchi
al lavorismo e al produttivismo -, nonostante una tradizione anarchica nel
seno del marxismo, riattualizzata dalla scuola di Francoforte, il
consiliarismo e il situazionismo, la critica radicale della modernita' e'
stata piu' sostenuta a destra che a sinistra. Se questa critica ha
conosciuto dei buoni sviluppi con Hannah Arendt o Castoriadis, che si sono
serviti degli argomenti di pensatori controrivoluzionari come Burke, De
Bonnald o De Maistre, questa critica e' rimasta politicamente marginale. I
maoismi, trotskismi e altre correnti di sinistra sono tanto produttivisti
quanto i comunisti ortodossi.
Non c'e' ragione, cio' nonostante, di confondere l'antiproduttivismo di
destra e l'antiproduttivismo di sinistra. Lo stesso vale per
l'anticapitalismo o l'anti-utilitarismo. La nostra concezione della societa'
della decrescita non e' ne' un impossibile ritorno al passato, ne' un
accomodamento con il capitalismo, ma un "superamento" (se possibile
pacifico) della modernita'. Per me, la decrescita e' necessariamente contro
il capitalismo. Perche' se in astratto e' forse possibile concepire una
economia ecocompatibile con persistenza di un capitalismo dell'immateriale,
questa prospettiva e' irrealistica per quel che riguarda le basi immaginarie
della societa' di mercato, ovvero: la smisuratezza e il dominio senza
limite. Il capitalismo generalizzato non puo' non distruggere il pianeta
come distrugge la societa'.
Tuttavia, non e' sufficiente rimettere in causa il capitalismo, bisogna,
ancora, prendere di mira ogni societa' della crescita. "Anche se una
economia della crescita e' figlia della dinamica di mercato - ha scritto
giustamente Takis Fotopoulos (in Per una democrazia globale, Eleuthera,
Milano) - non bisogna confondere i due concetti: si puo' avere una economia
della crescita che non e' una economia di mercato, ed e' questo in
particolare il caso del 'socialismo reale'". Cosi', rimettere in discussione
la societa' della crescita implica rimettere in discussione il capitalismo,
mentre l'inverso non va da se'.
Che esista un immenso cantiere, in particolare a proposito del fatto che
siamo tutti "tossicodipendenti" della crescita, non lo nego. Ragione di piu'
per darsi da fare risolutamente. Quanto a pensare, come fanno molti
responsabili sindacali o politici di sinistra, che i lavoratori sarebbero
piu' intossicati dei loro rappresentanti e che sono chiusi alle idee di una
rimessa in questione della crescita, vi e' qui, mi sembra, una singolare
diffidenza nei confronti di coloro di cui pretendiamo di difendere la causa.
Il modo migliore di sapere se e' cosi' e' ancora quello di chiederglielo. E'
un fatto notevole che in Francia i responsabili politici di sinistra, come
di destra, abbiano sempre rifiutato di organizzare un referendum sul
nucleare, cosi' come sono oggi ostili all'organizzazione di consultazioni
popolari sugli Ogm. Percio', mentre i gruppi dirigenti hanno mancato al loro
dovere di trasparenza e di informazione, mentre la manipolazione da parte
dei media e' massiccia fino all'indecenza, il risultato e' lontano
dall'essere raggiunto.
Anche se i governi "di sinistra" fanno politiche di destra, e lungi
dall'osare la "decolonizzazione dell'immaginario" si condannano al
social-liberalismo, gli obiettori della crescita, partigiani della
costruzione di una societa' della decrescita conviviale, serena e
sostenibile, sanno fare la distinzione tra Jospin e Chirac, Schroeder e
Merkel, Prodi e Berlusconi, e anche tra Blair e Thatcher... Quando vanno a
votare (cio( che consiglio loro di fare) sanno che, anche se nessun
programma di governo della sinistra mette in conto la necessaria riduzione
della nostra impronta ecologica, e' comunque da quel lato che si trovano i
valori di condivisione, di solidarieta', di eguaglianza e di fratellanza.
Questi valori non si possono fondare sul massacro della altre specie e sul
saccheggio della natura, e conviene estenderne il beneficio alle generazioni
future, E' per questa ragione che la nostra lotta si colloca risolutamente a
sinistra.

10. MONDO. SALIMA GHAFARI E MARI NABARD: DARE LA VITA IN SOLITUDINE E MORIRE
[Ringraziamo Maria G. Di Rienzo (per contatti: sheela59 at libero.it) per
averci messo a disposizione nella sua traduzione questo articolo apparso nel
sito dell'Institute for War & Peace Reporting (www.iwpr.net).
Salima Ghafari e' corrispondente dell'Iwpr da Kabul.
Mari Nabard, giornalista freelance, collabora con l'Iwpr]

Maimona e' una donna dall'eta' indeterminabile. Non stiamo parlando di una
bellezza senza eta'. Stiamo parlando di una donna che e' stata brutalizzata
da una vita violenta, il cui corpo ed il cui viso appaiono consumati, e
mentono rispetto ai suoi anni. Maimona ha partorito 16 volte, ed ha
affrontato ogni travaglio da sola. "Permettere a un'altra persona di essere
presente durante il parto e' una grande vergogna, nella nostra societa'.
Ogni volta ho fasciato io stessa i miei bambini".
La sua situazione e' esperienza abbastanza comune per le donne in
Afghanistan. Secondo un recente rapporto dell'Unicef, piu' del 90% delle
donne afgane partorisce senza assistenza medica. E tuttavia, Maimona e'
stata piu' fortunata di molte.
L'Afghanistan ha uno dei tassi di mortalita' materna piu' alti al mondo, con
una media di 1.600 morti ogni 100.000 nascite. Il picco viene raggiunto nel
Badakhshan, una provincia montuosa del nordest: piu' di 6.500 decessi ogni
100.000 parti. Per farvi un'idea di cosa significhi, pensate che in Svezia
il tasso ogni 100.000 nascite e' di tre decessi materni.
Ci sono diversi fattori che contribuiscono a creare queste scioccanti
statistiche in Afghanistan. Decine e decine di anni di guerra, un'economia
disastrata, la mancanza di strade e di presidi sanitari, giocano ciascuno la
propria parte. Ma, nel caso di Maimona, una delle influenze piu' potenti e'
la tradizione. In una societa' dominata dagli uomini, le donne sono spesso
tenute fuori vista e subiscono restrizioni ai loro movimenti fuori casa.
Molte donne si vergognano di cercare assistenza medica per la gravidanza ed
il parto, ed i loro mariti sono riluttanti a permettere che le loro mogli
siano viste da persone estranee, in special modo da altri uomini.
Haji Gul Mohammad, residente nella provincia occidentale di Herat, condusse
sua moglie all'ospedale per il parto. Cercava pero' una dottoressa che si
occupasse di lei. "Se non trovo una donna medico la riportero' a casa.
Sarebbe troppo brutto per mia moglie partorire in presenza di un uomo". La
proibizione, non scritta, a che le donne siano visitate o curate da dottori
di sesso maschile significa che la maggior parte delle donne vive senza
assistenza medica di nessun tipo. Grazie al bando dell'istruzione femminile
durante il regime talebano, il numero delle dottoresse in medicina e'
tragicamente inadeguato a risolvere il problema.
*
La seconda provincia per tasso di mortalita' materna e' quella centrale di
Bamian. Il dottor Ihsanullah Shahir, il direttore sanitario della provincia
dice che il suo ospedale, che serve 300.000 utenti, ha solo dieci medici. Di
questi, solo due sono donne. I 38 centri medici dislocati nelle aree piu'
remote della provincia hanno in tutto cinque dottoresse e trentacinque
dottori. "La mortalita' materna e' la nostra principale priorita'", dice
Shahir, "Ma il problema piu' grande che fronteggiamo e' l'atteggiamento
delle persone. La gente pensa: 'Dio da' la vita, e Dio la prende', cosi' non
cercano aiuto se non quando e' troppo tardi".
Come per gran parte del resto del paese, la geografia ha la sua parte nei
tassi di mortalita' materna del Bamian: anche quando una famiglia cerca
assistenza medica, la mancanza di strade ed il terreno montuoso rendono
l'impresa quasi impossibile.
La maggior parte dei medici concorda sul fatto che la causa principale della
morte delle donne sono le emorragie durante il parto. Se il fatto accade in
un contesto ospedaliero, dove rimedi sono disponibili, l'emorragia puo'
essere fermata. Ma se una donna comincia a sanguinare in modo
incontrollabile in una remota localita', la cosa piu' probabile e' che muoia
durante il viaggio, frequentemente compiuto a dorso d'asino, per arrivare
all'ospedale piu' vicino. Nelle zone come il Badakashan, la situazione e'
davvero catastrofica. Il responsabile della sanita' pubblica della
provincia, Abdul Momen Jaleel, ci ha detto francamente: "Lo stato della
salute delle donne nel Badakshan vi lascera' scioccate".
*
La dottoressa Hafiza Omarkhil, vicedirettrice del "Malalai Maternity
Hospital" di Kabul, sostiene che la poverta' ed altri fattori sociali sono
causa di molti decessi. La mancanza di nutrimento durante la gravidanza
aggrava il rischio, aggiunge, cosi' come la pratica di far sposare le
ragazze molto giovani. Secondo la dottoressa Linda Bartlett, responsabile
dell'Unicef per la salute materna e infantile, i matrimoni in giovanissima
eta' sono la causa principale dei decessi delle madri. "In Afghanistan una
ragazza non sceglie la data del proprio matrimonio o quanti bambini avere,
percio' donne giovanissime muoiono, perche' vengono date in mogli
prematuramente".
Assieme all'Unifem e all'Organizzazione mondiale per la sanita' (in signa:
Oms), l'Unicef sta lavorando a un programma che aumentera' la gamma dei
servizi offerti alle donne durante la gravidanza. Cliniche sono gia' in
funzione in diverse province, e le donne vengono istruite come levatrici in
tutto il paese. Ma e' una lotta tutta in salita. In alcune province il 98%
delle donne sono analfabete e persino dar loro un'istruzione di base e'
difficile. Le donne muoiono anche perche' esse stesse e le loro famiglie
ignorano persino le informazioni rudimentali rispetto alla salute. "Poco
piu' del 2% delle donne in Afganistan ha un'istruzione", ci ricorda la
dottoressa Adelah Mubasher del Dipartimento per la salute di donne e bambini
dell'Oms, "Non hanno accesso alle cure sanitarie, e non ricevono
informazioni al proposito".
La dottoressa Fakhria Hassin e' invece la direttrice del Dipartimento
maternita' del Ministero della salute pubblica: "La situazione disastrata
dell'economia nazionale fa la sua parte. Le famiglie delle donne non hanno
soldi per le medicine, e la malnutrizione delle femmine durante l'infanzia
sviluppera' problemi successivamente". Gli sforzi del governo e delle
organizzazioni internazionali saranno certo d'aiuto, ma pure, come dicono le
donne afgane, prima deve avvenire un vero cambiamento sociale.
"Nella nostra provincia non c'e' un ospedale per le donne", ci ha detto
Karima, residente nella provincia di Ghor, "Ma anche se ci fosse, mio marito
non mi permetterebbe di andarci".

11. RIFLESSIONE. GIULIO VITTORANGELI: IL PASSO DELLA MORTE
[Ringraziamo Giulio Vittorangeli (per contatti: g.vittorangeli at wooow.it) per
questo intervento. Giulio Vittorangeli e' uno dei fondamentali collaboratori
di questo notiziario; nato a Tuscania (Vt) il 18 dicembre 1953, impegnato da
sempre nei movimenti della sinistra di base e alternativa, ecopacifisti e di
solidarieta' internazionale, con una lucidita' di pensiero e un rigore di
condotta impareggiabili; e' il responsabile dell'Associazione
Italia-Nicaragua di Viterbo, ha promosso numerosi convegni ed occasioni di
studio e confronto, ed e' impegnato in rilevanti progetti di solidarieta'
concreta; ha costantemente svolto anche un'alacre attivita' di costruzione
di occasioni di incontro, coordinamento, riflessione e lavoro comune tra
soggetti diversi impegnati per la pace, la solidarieta', i diritti umani. Ha
svolto altresi' un'intensa attivita' pubblicistica di documentazione e
riflessione, dispersa in riviste ed atti di convegni; suoi rilevanti
interventi sono negli atti di diversi convegni; tra i convegni da lui
promossi ed introdotti di cui sono stati pubblicati gli atti segnaliamo, tra
altri di non minor rilevanza: Silvia, Gabriella e le altre, Viterbo, ottobre
1995; Innamorati della liberta', liberi di innamorarsi. Ernesto Che Guevara,
la storia e la memoria, Viterbo, gennaio 1996; Oscar Romero e il suo popolo,
Viterbo, marzo 1996; Il Centroamerica desaparecido, Celleno, luglio 1996;
Primo Levi, testimone della dignita' umana, Bolsena, maggio 1998; La
solidarieta' nell'era della globalizzazione, Celleno, luglio 1998; I
movimenti ecopacifisti e della solidarieta' da soggetto culturale a soggetto
politico, Viterbo, ottobre 1998; Rosa Luxemburg, una donna straordinaria,
una grande personalita' politica, Viterbo, maggio 1999; Nicaragua: tra
neoliberismo e catastrofi naturali, Celleno, luglio 1999; La sfida della
solidarieta' internazionale nell'epoca della globalizzazione, Celleno,
luglio 2000; Ripensiamo la solidarieta' internazionale, Celleno, luglio
2001; America Latina: il continente insubordinato, Viterbo, marzo 2003. Per
anni ha curato una rubrica di politica internazionale e sui temi della
solidarieta' sul settimanale viterbese "Sotto Voce" (periodico che ha
cessato le pubblicazioni nel 1997). Cura il notiziario "Quelli che
solidarieta'"]

L'immigrazione fa parte di un fenomeno ampio da mettere in rapporto con
l'internazionalizzazione dell'economia, chiamata anche globalizzazione, e
con l'approfondirsi del divario fra nord e sud del mondo. Che la societa'
europea, Italia compresa, si avvii ad essere sempre piu' multietnica e'
fuori dubbio, se solo si pensa a come gli spostamenti da un paese all'altro
e soprattutto dal cosiddetto terzo mondo al primo mondo si inquadrano nel
contesto geopolitico della globalizzazione economica in corso.
L'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno cercato di imporre misure drastiche
per frenare l'immigrazione di africani, asiatici e latinoamericani. La cosa
piu' semplice da fare e' sembrata quella di costruire dei muri. In questo,
tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti, esistono grandi coincidenze;
giacche' si ispirano a una ideologia squalificante, razzista ed escludente,
che perseguita per le caratteristiche fisiche, il colore della pelle o la
quantita' di denaro che hanno in tasca. "Hanno un altro naso, altre
orecchie, altre labbra, un altro mento, un viso completamente diverso da
noi. Hanno piedi piatti, i loro capelli, i loro orecchi sono diversi dai
nostri, essi hanno braccia piu' lunghe. Quello che c'e' di pericoloso non e'
solo la differenza della costituzione fisica, bisogna far capire che pensa,
sente e agisce in modo diverso da noi, che il suo modo di pensare, di
sentire e di agire e' in evidente opposizione con la nostra morale...".
L'ignobile frase e' tratta da uno scellerato manuale nazista (F. Flinck,
Corso sulla questione ebraica, Berlino 1937), scritto con lo scopo di
fornire strumenti per la persecuzione antisemita; ma tranquillamente
potrebbe essere pronunciata dai razzisti nostrani nei confronti degli
immigrati. Gli esempi certamente non mancano.
E' facilissimo dimostrare che il razzismo e' un crimine e un delirio, ma
quello che piu' e' necessario e' persuadere le persone ad opporsi a questo
criminale delirio. La "razza ariana" e' mai esistita; eppure, fra il 1933 e
il 1945, milioni di persone sono state trucidate nel suo nome, esattamente
come se fosse stata la piu' reale e concreta fra le cose.
*
Intanto nei paesi considerati ricchi, gli immigrati sono presi come capri
espiatori dei conflitti e dei problemi che affliggono questi paesi; che non
sono soltanto il crescente deficit fiscale, ma anche l'uso massiccio di
droghe, l'aumento della criminalita', la disoccupazione e la poverta'. Nella
nazioni "sviluppate" ci sono sempre piu' poveri e disoccupati.  La triste
realta' e' che molti cittadini (sotto la paura dell'"invasione", delle cifre
gonfiate, dei luoghi comuni, ecc.) si sentono minacciati dalla presenza
degli immigrati e spingono perche' i loro governi prendano misure piu'
restrittive. Per questo la costruzione dei muri di frontiera incontra oggi
largo consenso.
Sembra lontanissimo il tempo in cui ci si esaltava per l'abbattimento dei
muri, come per la caduta di quello di Berlino. Oggi in Europa si e' eretta
una nuova barriera per dividere il nord "opulento" dallo "squallido" sud.
Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno avuto il dubbio onore di costruire,
alla frontiera con il Messico, una nuova muraglia per impedire il passaggio
dei poveri che arrivano dai Carabi, dal centro e dal sud del continente
americano. Quel muro sta facendo piu' vittime del muro di Berlino, e oggi e'
noto come "il passo della morte". Anche grazie ai cosiddetti volontari del
Kansas e dell'Alabama "che in comodi camper e armati fino ai denti,
sorvegliano il confine meridionale degli Stati Uniti, pronti a sparare alle
espaldas mojadas, ai piu' poveri dei poveri, gente a cui hanno portato via
persino la dignita' e che cerca di entrare nel paese delle opportunita'"
(Luis Sepulveda, sul quotidiano "Il manifesto" del 24 settembre 2005).
Quanto all'Europa e' diventato, in questi giorni, tristemente famoso il muro
che separa il Marocco dall'enclave spagnola di Melilla, che centinaia di
immigrati subsahariani hanno tentato di scavalcare. Esseri umani in fugga
dal Marocco, dove sono tutto meno che ben accetti, sperimentano la poco
invidiabile condizione di prede in fuga, a cui si puo' tranquillamente
sparare.
*
Sara' che nessun nomade mi ha scippato, sara' che nessun immigrato mi ha mai
picchiato, sara' forse la mia visione troppo poetica della vita, ma quando
vedo un extracomunitario respinto alla frontiera, o peggio ancora rinchiuso
in un centro di detenzione (i famigerati Cpt: nella migliore delle ipotesi
luoghi di pestaggi e abusi, grandi e piccoli, di rivolte e tentativi di fuga
repressi nel sangue), non penso ad un criminale da rispedire a casa, ma vedo
piu' semplicemente un essere umano disperato e un sogno che si spezza.
Perche' un essere umano non si sopporta, un essere umano si rispetta.
Cosi gli immigrati, non sono numeri solo perche' senza voce, ma sono esseri
umani fatti di carne, di desideri e di speranze. Ecco perche' quello che e'
in gioco e' la nostra stessa essenza di esseri umani; l'idea stessa che gli
uomini possano in uguaglianza di diritti organizzare il proprio destino
terreno.

12. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI. UN COMMENTO A UNA TESTIMONIANZA DI CINDY
SHEEHAN
[Ringraziamo Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) per questo
commento al testo di Cindy Sheehan "Dalla disperazione alla speranza"
pubblicato nel notiziario di ieri.
Enrico Peyretti (1935) e' uno dei principali collaboratori di questo foglio,
ed uno dei maestri piu' nitidi della cultura e dell'impegno di pace e di
nonviolenza; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con
altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio",
che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi
"Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research
Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi
per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della
rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro
Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e
del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie
prestigiose riviste. Tra le sue opere: (a cura di), Al di la' del "non
uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il
Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la
guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei
Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; e' disponibile nella rete telematica la
sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia
storica delle lotte nonarmate e nonviolente, ricerca di cui una recente
edizione a stampa e' in appendice al libro di Jean-Marie Muller, Il
principio nonviolenza, Plus, Pisa 2004 (libro di cui Enrico Peyretti ha
curato la traduzione italiana), e una recente edizione aggiornata e' nei nn.
791-792 di questo notiziario; vari suoi interventi sono anche nei siti:
www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.org e alla pagina web
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Una piu' ampia
bibliografia dei principali scritti di Enrico Peyretti e' nel n. 731 del 15
novembre 2003 di questo notiziario.
Cindy Sheehan ha perso il figlio Casey in Iraq; per tutto il mese di agosto
e' stata accampata a Crawford, fuori dal ranch in cui George Bush stava
trascorrendo le vacanze, con l'intenzione di parlargli per chiedergli conto
della morte di suo figlio]

Dicono che non c'e' piu' la politica, che l'hanno distrutta i padroni che
hanno rubato i media per addormentare il popolo, e ne hanno fatto spaccio di
"sogni e menzogne" (come dice Giulietto Chiesa).
Dicono che non c'e' piu' democrazia, e questo e' vero. Ma dicono anche che
non e' piu' possibile quella democrazia che cercavamo di costruire, e
vogliono farci capire che la democrazia ora e' votare chi si elegge da solo,
cioe' si impone col denaro, i trucchi e la paura, con l'aiuto dei
terroristi. E invece la politica puo' ricominciare, e la democrazia puo'
tornare a fare il suo cammino in avanti. Dove? per opera di chi? La' dove,
trasformando dolore e collera in energia, si alza una Peace Mom, la' dove
parla Cindy Sheehan, e qualcuno l'ascolta, e decide con lei.
Quando Cindy dice: "Dopo almeno cinque anni di dittatura virtuale che
abbiamo negli Usa ora, noi, la gente, abbiamo tutto il potere. Noi, il
popolo, dobbiamo esercitare i nostri diritti e le nostre responsabilita'
come americani per dissentire da un governo irresponsabile, temerario,
ignorante ed arrogante", quando Cindy dice questo ricomincia la politica e
la democrazia. Diranno che e' pazza di dolore. Non sanno che il dolore apre
gli occhi, e che invece e' criminale, peggio che pazzo, chi fabbrica dolore
per dominare.

13. INCONTRI. INIZIATIVE IN OCCASIONE DELLA QUARTA GIORNATA ECUMENICA DEL
DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO
[Dal comitato organizzatore della quarta giornata del dialogo
cristianoislamico (per contatti: redazione at ildialogo.org) riceviamo e
volentieri diffondiamo]

L'iniziativa della quarta giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico
e' in pieno svolgimento. Come negli scorsi anni, le donne e gli uomini della
pace, dal basso e senza troppi formalismi, si incontrano e promuovono la
conoscenza ed il rispetto reciproco.
Fra le iniziative programmate segnaliamo quella di Roma organizzata dal
mensile "Confronti", Pax Christi, Cipax (Centro interconfessionale per la
pace), Sae (Segretariato attivita' ecumeniche, gruppo di Roma), Commissioni
Giustizia e Pace dei domenicani e dei carmelitani, Conferenza mondiale delle
religioni per la pace, che avra' per tema "Il dialogo interreligioso come
risorsa per la convivenza". A questa importante iniziativa  partecipera'
l'ambasciatore inglese in Italia.
Segnaliamo anche l'importante iniziativa di Desio, che si articolera' su
piu' momenti che vanno anche oltre la data del 28 ottobre e che sono
coordinate dai missionari saveriani con la partecipazione di "Desio citta'
aperta" e della Provincia di Milano.
Segnaliamo anche le iniziative che si terranno a Torino, il 28 ottobre ed il
6 novembre; quelle di Avellino (29 ottobre) e San Severo (Foggia, 28
ottobre).
Sono in via di definizione iniziative a Reggio Calabria, Catania, Messina,
Napoli, Bologna, Cento ed altri comuni dell'Emilia, Verona, Mantova, Brescia
e Milano.
A Roma, su iniziativa di un gruppo di volontariato, l'incontro fra cristiani
e musulmani tentera' di percorrere la strada del comune sostegno alle
persone in difficolta'.
Segnaliamo che sul nostro sito e' disponibile una canzone scritta
appositamente per la giornata del dialogo dall'amica Agnese Ginocchio,
cantautrice per la pace; il testo del ritornello e' tratto da un discorso di
Gandhi, "L'Islam e' ispirato?" (da Le mille foglie di uno stesso albero); il
testo delle strofe e' tratto dalla poesia "Prima di tutto l'uomo" di Nazim
Hikmet; entrambi i testi sono stati ripresi dallo 'Speciale mondo arabo' di
"Isola nera", Casa di poesia e letteratura, diretta da Giovanna Mulas, che
ha aderito e promosso questa iniziativa ed il cui lavoro e' disponibile sul
nostro sito.
Vogliamo infine ricordare, come elemento di stimolo allo sviluppo delle
iniziative, che il 28 ottobre cade anche il XL anniversario della
promulgazione della dichiarazione Nostra Aetate, sulle relazioni della
chiesa cattolica con le religioni non-cristiane del Concilio Vaticano II,
che ha aperto la strada del dialogo interreligioso in particolare con
l'islam e l'ebraismo. Ci auguriamo che questa ricorrenza possa stimolare la
riflessione non solo su quel testo, che ha tutta la forza e la validita' dei
testi profetici, ma anche su cio' che in questi quarant'anni e' stato fatto
e su cio' che e' importante continuare a fare per il nostro comune futuro di
uomini e donne dell'unica umanita' a cui tutti apparteniamo.
Ed e' anche grazie a quel testo che esprimiamo la nostra solidarieta' e
amicizia alla comunita' musulmana italiana per gli episodi di islamofobia di
cui viene fatta oggetto, anche in questo periodo di Ramadan, ad opera di
forze politiche che vorrebbero portare indietro l'orologio della storia non
gia' a 40 anni fa bensi' al periodo nefasto delle Crociate.

14. RIVISTE. "SERVITIUM" DI SETTEMBRE-OTTOBRE 2005, CURARE ED ESSERE CURATI
[Da Enrico Peyretti (per contatti: e.pey at libero.it) riceviamo e volentieri
diffondiamo. "Servitium" e' una delle piu' belle riviste di spiritualita'
che si pubblichino in Italia]

E' uscito il n. 161, settembre-ottobre 2005, della rivista bimestrale
"Servitium, Quaderni di ricerca spirituale", fascicolo monografico su Curare
ed essere curati.
Il colophon e' tratto da Servabo, di Luigi Pintor: "Non c'e' in un'intera
vita cosa piu' importante da fare che chinarsi perche' un altro, cingendoti
il collo, possa rialzarsi".
Il quaderno, raccolto e introdotto da Enrico Peyretti, contiene articoli di
Paolo Ricca: La relazione di cura, di Giuseppe Leonelli: La cura, di Paola
Forti: La relazione come cura, di Eugenio Borgna: La cura in psichiatria, di
Edoardo Edallo: I luoghi della cura, di Ettore Zerbino: Il sintomo di
Penuel, di Giannino Piana: Prendersi cura. Aspetti etici della relazione
medico-paziente, di Maria Irene Bersani: Torturare o curare il nemico, di
Aldo Bodrato: Il male dentro, di Enrico Peyretti: Malattia, cura e vita di
A., di Teresella Parvopassu: Mai senza l'altro (de Certeau), piu' due
articoli non firmati, l'uno Krankheit, malattia e l'altro Normalita' nella
chemio, normalita' della chemio.
Inoltre, tre recensioni di libri in argomento, la rubrica letteraria di
Marco Ballarini e quella iconografica di Domenico Pezzini.
I prossimi numeri della rivista, che e' bimestrale, avranno i seguenti
titoli: Invecchiare, Per sempre, Desiderare, Dialogare, L'emozione
religiosa, Vedere, Essere miti in tempo di guerra.
Per richieste: Servitium, via Fontanella, 24039 Sotto il Monte Giovanni
XXIII (Bergamo); tel. 035791227, e-mail: s.egidio at servitium.it, sito:
www.priorato-santegidio.it

15. DOCUMENTI. LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale
e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale
e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae
alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo
scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il
libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali,
l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di
nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza
geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, e
la creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e
responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio
comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono
patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e
contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo.
Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto
dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna,
dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica.
Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione,
la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la
noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazione
di organi di governo paralleli.

16. PER SAPERNE DI PIU'
* Indichiamo il sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per
contatti: azionenonviolenta at sis.it
* Indichiamo il sito del MIR (Movimento Internazionale della
Riconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:
www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir at peacelink.it,
luciano.benini at tin.it, sudest at iol.it, paolocand at inwind.it
* Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista
Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnati
per la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; per
contatti: info at peacelink.it

LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO

Foglio quotidiano di approfondimento proposto dal Centro di ricerca per la
pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it

Numero 1085 del 16 ottobre 2005

Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=subscribe

Per non riceverlo piu':
nonviolenza-request at peacelink.it?subject=unsubscribe

In alternativa e' possibile andare sulla pagina web
http://web.peacelink.it/mailing_admin.html
quindi scegliere la lista "nonviolenza" nel menu' a tendina e cliccare su
"subscribe" (ed ovviamente "unsubscribe" per la disiscrizione).

L'informativa ai sensi del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196
("Codice in materia di protezione dei dati personali") relativa alla mailing
list che diffonde questo notiziario e' disponibile nella rete telematica
alla pagina web:
http://italy.peacelink.org/peacelink/indices/index_2074.html

Tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004
possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:
http://lists.peacelink.it/nonviolenza/maillist.html

L'unico indirizzo di posta elettronica utilizzabile per contattare la
redazione e': nbawac at tin.it