[Nonviolenza] Ogni vittima ha il volto di Abele. 155



 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino" (anno XVI)

Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100

Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac at tin.it, centropacevt at gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

Numero 155 del 18 novembre 2015

 

In questo numero:

1. Il medesimo crimine

2. Contro tutti i terrorismi, contro tutte le guerre

3. Hic et nunc, quid agendum

4. Tonio Dell'Olio: Scommettiamo sulla forza della pace

5. Enrico Peyretti: Non siamo in guerra

6. Pasquale Pugliese: La strategia della violenza ha fallito

7. Verso la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne" del 25 novembre

8. Per sostenere il centro antiviolenza "Erinna"

 

1. EDITORIALE. IL MEDESIMO CRIMINE

 

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Tutte le uccisioni sono il medesimo crimine: il singolo assassinio, la strage terrorista, la guerra che di innumerevoli uccisioni consiste.

Abolire la guerra, gli eserciti, le armi.

Rispettare, difendere, salvare tutte le vite.

Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

 

2. REPETITA IUVANT. CONTRO TUTTI I TERRORISMI, CONTRO TUTTE LE GUERRE

 

Ogni vittima ha il volto di Abele.

Ogni uccisione e' un crimine.

Non si puo' contrastare una strage commettendo un'altra strage.

Non si puo' contrastare il terrorismo con atti di terrorismo.

A tutti i terrorismi occorre opporsi.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

La guerra e' il terrorismo portato all'estremo.

Ogni guerra consiste di innumerevoli uccisioni.

La guerra e' un crimine contro l'umanita'.

Con la guerra gli stati divengono organizzazioni terroriste.

Con la guerra gli stati fanno nascere e crescere le organizzazioni terroriste.

A tutte le guerre occorre opporsi.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Un'organizzazione criminale va contrastata con un'azione di polizia da parte di ordinamenti giuridici legittimi.

La guerra impedisce l'azione di polizia necessaria.

Occorre dunque avviare un immediato processo di pace nel Vicino e nel Medio Oriente che consenta la realizzazione di ordinamenti giuridici legittimi, costituzionali, democratici, rispettosi dei diritti umani.

Occorre dunque che l'Europa dismetta ogni politica di guerra, di imperialismo, di colonialismo, di rapina, di razzismo, di negazione della dignita' umana di innumerevoli persone e di interi popoli.

Occorre dunque una politica europea di soccorso umanitario, di pace con mezzi di pace: la politica della nonviolenza che sola riconosce e promuove e difende i diritti umani di tutti gli esseri umani.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

La violenza assassina si contrasta salvando le vite.

La pace si costruisce abolendo la guerra.

La politica della nonviolenza richiede il disarmo e la smilitarizzazione.

La politica nonviolenta richiede la difesa civile non armata e nonviolenta, i corpi civili di pace, l'azione umanitaria, la cooperazione internazionale.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Si coalizzino tutti gli stati democratici contro il terrorismo proprio ed altrui, contro il terrorismo delle organizzazioni criminali e degli stati.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per l'indispensabile aiuto umanitario a tutte le persone ed i popoli che ne hanno urgente bisogno.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per contrastare le organizzazioni criminali con azioni di polizia adeguate, mirate a salvare le vite e alla sicurezza comune.

Si coalizzino tutti gli stati democratici per la civile convivenza di tutti i popoli e di tutti gli esseri umani.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Cominci l'Italia.

Cominci l'Italia soccorrendo, accogliendo e assistendo tutte le persone in fuga dalla fame e dall'orrore, dalle dittature e dalla guerra.

Cominci l'Italia cessando di partecipare alle guerre.

Cominci l'Italia uscendo da alleanze militari terroriste e stragiste come la Nato.

Cominci l'Italia cessando di produrre  armi e di rifornirne regimi e poteri dittatoriali e belligeranti.

Cominci l'Italia abrogando tutte le infami misure razziste ancora vigenti nel nostro paese.

Cominci l'Italia con un'azione diplomatica, politica ed economica, e con aiuti umanitari adeguati a promuovere la costruzione di ordinamenti giuridici legittimi, costituzionali e democratici dalla Libia alla Siria.

Cominci l'Italia destinando a interventi di pace con mezzi di pace, ad azioni umanitarie nonviolente, i 72 milioni di euro del bilancio dello stato che attualmente ogni giorno sciaguratamente, scelleratamente destina all'apparato militare, alle armi, alla guerra.

Cominci l'Italia a promuovere una politica della sicurezza comune e del bene comune centrata sulla difesa popolare nonviolenta, sui corpi civili di pace, sulla legalita' che salva le vite.

Salvare le vite e' il primo dovere.

*

Ogni vittima ha il voto di Abele.

Alla barbarie occorre opporre la civilta'.

Alla violenza occorre opporre il diritto.

Alla distruzione occorre opporre la convivenza.

Al male occorre opporre il bene.

Contro tutti i terrorismi, contro tutte le guerre.

Salvare le vite e' il primo dovere.

 

3. REPETITA IUVANT. HIC ET NUNC, QUID AGENDUM

 

Occorre soccorrere, accogliere, assistere tutti gli esseri umani in fuga dalla fame e dalle guerre.

Occorre riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere in modo legale e sicuro nel nostro paese.

Occorre andare a soccorrere e prelevare con mezzi di trasporto pubblici e gratuiti tutti i migranti lungo gli itinerari della fuga, sottraendoli agli artigli dei trafficanti.

Occorre un immediato ponte aereo di soccorso internazionale che prelevi i profughi direttamente nei loro paesi d'origine e nei campi collocati nei paesi limitrofi e li porti in salvo qui in Europa.

Occorre cessare di fare, fomentare, favoreggiare, finanziare le guerre che sempre e solo consistono nell'uccisione di esseri umani.

Occorre proibire la produzione e il commercio delle armi.

Occorre promuovere la pace con mezzi di pace.

Occorre cessare di rapinare interi popoli, interi continenti.

In Italia occorre abolire i campi di concentramento, le deportazioni, e le altre misure e pratiche razziste e schiaviste, criminali e criminogene, che flagrantemente confliggono con la Costituzione, con lo stato di diritto, con la democrazia, con la civilta'.

In Italia occorre riconoscere immediatamente il diritto di voto nelle elezioni amministrative a tutte le persone residenti.

In Italia occorre contrastare i poteri criminali, razzisti, schiavisti e assassini.

L'Italia realizzi una politica della pace e dei diritti umani, del disarmo e della smilitarizzazione, della legalita' che salva le vite, della democrazia che salva le vite, della civilta' che salva le vite.

L'Italia avvii una politica nonviolenta: contro la guerra e tutte le uccisioni, contro il razzismo e tutte le persecuzioni, contro il maschilismo e tutte le oppressioni. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita' e la biosfera.

Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignita', alla solidarieta'.

Vi e' una sola umanita' in un unico mondo vivente casa comune dell'umanita' intera.

Salvare le vite e' il primo dovere.

Ogni vittima ha il volto di Abele.

 

4. RIFLESSIONE. TONIO DELL'OLIO: SCOMMETTIAMO SULLA FORZA DELLA PACE

[Dalla newsletter quotidiana "Mosaico dei giorni".

Tonio Dell'Olio e' infaticabile animatore di tante iniziative nonviolente e prosecutore dell'opera di Tonino Bello. Dalla Wikipedia, edizione italiana, riprendiamo la seguente scheda: "Tonio Dell'Olio (Bisceglie, 6 febbraio 1960) e' un presbitero italiano. E' membro dell'ufficio di presidenza e responsabile del settore internazionale di Libera - associazioni nomi e numeri contro le mafie. Fa parte della Pro Civitate Christiana di Assisi. E' stato coordinatore nazionale (1993-2005) e membro del consiglio nazionale (1993-2009) di Pax Christi - movimento cattolico internazionale per la pace. Attualmente e' membro del direttivo del Cipax (Centro Interconfessionale per la pace). Suoi scritti sono apparsi su numerose testate, tra cui Jesus, Famiglia Cristiana, Micromega, Aggiornamenti Sociali, Carta, Confronti, Rinascita, Solidarieta' Internazionale. Per il quindicinale Rocca cura Camineiro. Ha scritto editoriali per il quotidiano Liberazione. E' redattore di Mosaico di Pace - rivista promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino Bello, di cui e' stato direttore. Per questo mensile pubblica una rubrica quotidiana online dal titolo Mosaico dei giorni. Per la Emi (Editrice Missionaria Italiana) dirige la collana Zoom Italia. Sacerdote della Diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, fra il 1985 e il 1993 ha avuto modo di collaborare con Antonio Bello, meglio conosciuto come don Tonino (Alessano, 18 marzo 1935 - Molfetta, 20 aprile 1993), vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi. E' stato cappellano del carcere di massima sicurezza di Trani (Ba) e in quel contesto ha approfondito sul campo le dinamiche legate alla cultura delinquenziale e alle grandi famiglie criminali. Ha operato in quartieri segnati da degrado e marginalita' come i Quartieri Spagnoli di Napoli, dedicandosi ai minori e al recupero dei tossicodipendenti, anche attraverso la fondazione del Centro Giovanile Metropolis a Bisceglie nel 1987. Diventato coordinatore di Pax Christi nel 1993, e' stato tra i promotori di molte campagne, attivita' e iniziative sui temi dell'economia di giustizia e del disarmo. Ha coordinato, tra le altre, la mobilitazione per la difesa della legge 185/90 per il controllo del commercio delle armi, e' stato portavoce della Campagna per la pace in Sudan, ha contribuito a costituire la Rete Disarmo ed e' stato tra i promotori della Campagna Italiana contro le Mine. Ha organizzato incontri e momenti di dialogo tra rappresentanti di diverse tradizioni religiose come contributo delle fedi alla costruzione della pace, fra cui il forum "Il cammino di liberazione delle fedi del Mediterraneo" tenutosi a Bari nel dicembre 2005. Ha contribuito all'organizzazione di molte mobilitazioni in difesa dei diritti umani, contro la guerra e per il disarmo. Come membro del direttivo della Tavola della Pace, ha contribuito a organizzare le edizioni dell'Assemblea dell'Onu dei popoli e la Marcia per la pace Perugia-Assisi dal 1993. Come responsabile dell'area internazionale di Libera, partecipa a incontri internazionali anche presso le istituzioni comunitarie europee e presso le Nazioni Unite (in particolare l'agenzia United Nations Office Drugs and Crime) dove a Libera e' riconosciuto lo status consultivo. In questo contesto nel 2007 ha tenuto una relazione sul contributo della societa' civile nel contrasto alla criminalita' organizzata. Ha contribuito a dar vita a Medlink, una rete di associazioni italiane impegnate nel tessere intrecci e reti di conoscenza, di scambio e di promozione dei diritti nel bacino del Mediterraneo con altre realta' della societa' civile. Ha promosso la costituzione di una rete europea di organizzazioni di societa' civile contro le mafie denominata Flare - Freedom Legality And Rights in Europe. Ha dato vita a una rete latinoamericana per la legalita' e contro la criminalita' organizzata denominata Alas - America Latina Alternativa Social. Attualmente il network comprende organizzazioni e coordinamenti di Argentina, Brasile, Ecuador, Colombia, Messico, Guatemala e Honduras. Libri: Dell'Olio ha pubblicato per le Edizioni Paoline Parola a rischio: alla scuola di Bartimeo (2005), pubblicato anche in Francia col titolo A l'ecole de Bartimee e per la Emi ha pubblicato Pace nella collana Le parole delle fedi (2009). Ha inoltre contribuito a Dizionario di teologia della pace (Edb 1997), New global (Zelig 2003), Il coraggio di cambiare (Cittadella 2004), No alla guerra (Piemme 2005), Quaderno africano (Frassinelli 2005), Strappare un abbraccio difficile (Cittadella 2006), Quando la coscienza non e' addormentata (Cittadella 2008), Chiesa del Concilio dove sei? (Cittadella 2009), Quale sicurezza nella citta' degli uomini (Cittadella 2010), e scritto le prefazioni di Profeta... abbastanza (di Tonino Bello, La Meridiana), Nei sandali degli ultimi (N. Capovilla ed E. Tusset, Paoline 2005), Per una solidarieta' intelligente (A. Sala, Emi 2007), Il fuoco della pace (T. Bello, Romena 2007), Gli Africani salveranno Rosarno (a cura di A. Mangano, Terrelibere.org 2009), Tutta colpa di Robben (N. Tanno, Ensemble 2012), Disturbare il manovratore (S. Magarelli, Emi 2013), Siciliani si diventa (U. Di Maggio, Coppola Ed. 2013),  Marcelo di fronte ad un mondo di banchieri e guerrafondai (Wim Dierckxsens, ed. autorinediti, 2013), Anche Dio lavora e noi non gli mettiamo i contributi (A. Armenante, Areablu ed. 2014)"]

 

Sono ormai troppi anni che la comunita' internazionale risponde alla guerra del terrore col terrore della guerra. Anzi si puo' dire che ha sempre agito cosi'. Senza risultati. Anche le ultime avventure belliche in Iraq e Afghanistan sono li' a testimoniare il totale fallimento della tragica stupidita' della guerra che, in questi anni, non solo non sono state in grado di sconfiggere il terrorismo, il fanatismo e la violenza del terrore ma ne hanno alimentato paradossalmente le ragioni.

Non si spegne un fuoco versandoci sopra benzina, ma piuttosto facendolo estinguere togliendogli legna e brace. Quella delle armi e del consenso ideologico. Se in Afghanistan avessimo bombardato le popolazioni col pane invece che con le bombe di una presenza militare senza precedenti, forse avremmo conquistato intere popolazioni alle ragioni della pace. E invece oggi ci troviamo a registrare una presenza talebana ancora forte ed efficiente. Che non avvenga cosi' anche per l'Isis che e' di fatto una sparuta minoranza del grande panorama del mondo islamico. Smettiamo di vendere armi ai fiancheggiatori occulti del terrorismo mondiale, scommettiamo sulla pace.

Quella della risposta nonviolenta creativa e' una strada che non abbiamo mai percorso. E' vero che nessuno ha ricette pronte per rispondere a minacce peraltro inedite nelle forme in cui si stanno manifestando ma, almeno partendo dal fallimento del deja'-vu, proviamo a scommettere che, affrontati su un terreno che i terroristi non conoscono, possiamo avere piu' chance. Insomma proviamo a far prevalere un'altra civilta', un altro alfabeto, un'altra storia.

 

5. RIFLESSIONE. ENRICO PEYRETTI: NON SIAMO IN GUERRA

[Dal sito www.azionenonviolenta.it riprendiamo il seguente intervento dal titolo completo "Non 'siamo in guerra' decisa e imposta da altri".

Enrico Peyretti (1935) e' uno dei maestri della cultura e dell'impegno di pace e di nonviolenza; e' stato presidente della Fuci tra il 1959 e il 1961; nel periodo post-conciliare ha animato a Torino alcune realta' ecclesiali di base; ha insegnato nei licei storia e filosofia; ha fondato con altri, nel 1971, e diretto fino al 2001, il mensile torinese "il foglio", che esce tuttora regolarmente; e' ricercatore per la pace nel Centro Studi "Domenico Sereno Regis" di Torino, sede dell'Ipri (Italian Peace Research Institute); e' membro del comitato scientifico del Centro Interatenei Studi per la Pace delle Universita' piemontesi, e dell'analogo comitato della rivista "Quaderni Satyagraha", edita a Pisa in collaborazione col Centro Interdipartimentale Studi per la Pace; e' membro del Movimento Nonviolento e del Movimento Internazionale della Riconciliazione; collabora a varie prestigiose riviste. Tra le opere di Enrico Peyretti: (a cura di), Al di la' del "non uccidere", Cens, Liscate 1989; Dall'albero dei giorni, Servitium, Sotto il Monte 1998; La politica e' pace, Cittadella, Assisi 1998; Per perdere la guerra, Beppe Grande, Torino 1999; Dov'e' la vittoria?, Il segno dei Gabrielli, Negarine (Verona) 2005; Esperimenti con la verita'. Saggezza e politica di Gandhi, Pazzini, Villa Verucchio (Rimini) 2005; Il diritto di non uccidere. Schegge di speranza, Il Margine, Trento 2009; Dialoghi con Norberto Bobbio, Claudiana, Torino 2011; Il bene della pace. La via della nonviolenza, Cittadella, Assisi 2012; Elogio della gratitudine, Cittadella, Assisi 2015; e' disponibile nella rete telematica la sua fondamentale ricerca bibliografica Difesa senza guerra. Bibliografia storica delle lotte nonarmate e nonviolente, che e stata piu' volte riproposta anche su questo foglio; vari suoi interventi (articoli, indici, bibliografie) sono anche nei siti: www.cssr-pas.org, www.ilfoglio.info e alla pagina web http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti Un'ampia bibliografia (ormai da aggiornare) degli scritti di Enrico Peyretti e' in "Voci e volti della nonviolenza" n. 68]

 

Non "Siamo in guerra": i violenti non devono deciderla e imporla a noi.

Far "guerra alla guerra" e' sudditanza, e' sconfitta, imitazione del male.

Ma: Rifiutiamo la logica di guerra.

Abbiamo altre energie:

- solidarieta' affettuosa e civile nel dolore, valore umano opposto al disumano;

- rifiuto di farci contagiare dall'odio;

- vedere le cause storiche e culturali e belliche, che spingono menti corrotte ad uccidere;

- ripudiare razzismi, accuse collettive;

- controllo civile e politico dei finanziamenti speculatori spregiudicati e del crimimale commercio di armi;

- in molto modi si uccide e si fa strage: le violenze strutturali e culturali, le guerre dei potenti, sono piu' micidiali ed estese delle stragi terroristiche;

- niente giustifica il raddoppio della violenza;

- la forza non e' violenza: la forza regolata dalla legge, in una unione democratica dei popoli, non e' guerra, se limita la violenza e i suoi strumenti e non l'accresce; invece con la guerra non vince la ragione e il diritto, ma vince il piu' violento. Se diventiamo i piu' violenti, che e' la necessita' per vincere la guerra, creiamo altra maggiore violenza.

Riflessioni difficili, ma dobbiamo rifuggire le conclusioni prevalenti istintive, facili, passive, rassegnate alla violenza reciproca, come se fosse necessaria.

 

6. RIFLESSIONE. PASQUALE PUGLIESE: LA STRATEGIA DELLA VIOLENZA HA FALLITO

[Dal sito www.azionenonviolenta.it riprendiamo il seguente intervento dal titolo completo "La strategia della violenza ha fallito. Ora intelligenza contro stupidita'".

Su Pasquale Pugliese riportiamo la seguente breve nota autobiografica: "dopo gli studi filosofici, durante i quali ho approfondito in particolare il pensiero di Aldo Capitini, per diversi anni ho svolto l'educatore nei servizi educativi del Comune di Reggio Emilia. Oggi mi occupo di progettazione e supervisione educativa e di politiche giovanili. Inoltre, curo percorsi e laboratori di approfondimento e formazione sui temi della cultura di pace, della convivenza interculturale e dell'educazione alla nonviolenza, oltre a svolgere la formazione generale per i volontari in Servizio Civile Nazionale, in particolare sulle questioni legate alla storia dell'obiezione di coscienza ed alla "difesa civile" della Patria. Sono impegnato da molti anni nel Movimento Nonviolento, oggi nella segreteria nazionale, e faccio parte della redazione di 'Azione nonviolenta', rivista fondata nel 1964 da Aldo Capitini (www.nonviolenti.org). A Reggio Emilia, dove ho scelto di vivere, dopo aver partecipato negli anni a reti, coordinamenti e campagne, ho contribuito a fondare e ad animare la Scuola di Pace (www.sdp-re.it)"]

 

"Stiamo saturando il mondo di armi, questo e' il nostro problema. Cosi' produciamo i risultati che poi tutti detestiamo"

(Zygmunt Bauman)

 

Siamo ancora frastornati da quanto avvenuto a Parigi, ma il dolore per le vittime misto alla sensazione che la guerra sia alle porte, e puo' colpire ciascuno di noi, non deve paralizzarci. Questo e' il fine del terrorismo: terrorizzare per rendere impotenti oppure uguali, ossia "spetati". Non dobbiamo fare ne' l'uno ne' l'altro. E' necessario reagire, ma occorre farlo con intelligenza.

Il messaggio che sta passando in queste ore, dall'Eliseo in giu', e' "siamo in guerra", che significa "a' la guerre comme a' la guerre". Ed e' vero che siamo in guerra, con tutte le sue criminali implicazioni, solo che non lo siamo dal 13 novembre 2015: lo siamo da decenni in tutti gli scenari mediorientali. Anzi, in Europa ci siamo illusi di poter fare guerre ovunque e vendere armi a tutti senza subirne le conseguenze. Abbiamo giocato col fuoco e ci siamo bruciati. Oltre a bruciare, ogni anno, centinaia di miliardi di euro in spese militari.

Poche settimane fa lo aveva ammesso anche Tony Blair, una delle conseguenze della guerra in Iraq del 2003 - a favore della quale lo stesso Blair aveva fatto carte false sulla presenza di armi di distruzione di massa in quello Stato - e' stata la nascita di Daesh, il cosiddetto "stato islamico".la centrale terroristica, E questo puo' dirsi ugualmente per l'Afghanistan, la Somalia, la Libia, la Siria: ogni intervento militare, diretto o indiretto (attraverso l'invio di armi) per "stabilizzare" e "democratizzare" quei Paesi ha prodotto un eccesso di instabilita', di terrorismo e di violenza di ritorno. E' la sconfitta totale della strategia della violenza.

Tra le tante, ricordiamo - prima della strage di Parigi - solo alcune stragi degli ultimi mesi di cui sono state vittima del terrorismo inermi civili islamici: 148 ragazzi uccisi il 2 aprile nel campus dell'universita' di Garissa in Kenia, i 95 giovani uccisi il 10 ottobre ad Ankara durante una manifestazione per la pace, le 43 vittime dell'attentato del 12 novembre al quartiere sciita di Beirut. E ricordiamo le stragi continue in Siria, insieme all'esodo disperato delle tante persone che cercano scampo e rifugio da questa violenza e trovano la morte nel Mediterraneo oppure chilometri di filo spinato ad attenderli in Europa.

Del resto lo aveva scritto profeticamente Tiziano Terzani, dopo la strage dell'11 settembre 2001 a New York, quando in molti spingevano sull'acceleratore della "guerra di religione" e dello "scontro di civilta'". "Il mondo ci sta cambiando attorno - scriveva il grande giornalista - cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E' una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d'aver davanti prima dell'11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilita' di nulla, tanto meno all'inevitabilita' della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta. Le guerre sono tutte terribili. Il moderno affinarsi delle tecniche di distruzione e di morte le rendono sempre piu' tali. Pensiamoci bene: se noi siamo disposti a combattere la guerra attuale con ogni arma a nostra disposizione, allora dobbiamo aspettarci che anche i nostri nemici, chiunque essi siano, saranno ancor piu' determinati di prima a fare lo stesso, ad agire senza regole, senza il rispetto di nessun principio. Se alla violenza del loro attacco alle Torri Gemelle noi risponderemo con una ancor piu' terribile violenza - ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove -, alla nostra ne seguira' necessariamente una loro ancora piu' orribile e poi un'altra nostra e cosi' via. Perche' non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo, il senso di quanto fragile ed interconnesso sia il mondo in cui viviamo, e ci illudiamo di poter usare una dose, magari 'intelligente', di violenza per mettere fine alla terribile violenza altrui". Ed eccoci - dopo centinaia di migliaia di morti e di miliardi di dollari spesi in armamenti - arrivati alla strage del 13 novembre a Parigi.

La strategia della violenza ha fallito, questo e' il dato storico che la cronaca ci riconsegna, giorno dopo giorno, nella sua tragicita'. Nonostante questa evidenza ci sono ancora gli imprenditori della paura di casa nostra, gli sciacalli del terrore che dalle testate di giornali, da comizi di piazza e dai social media, aizzano alla caccia al nemico "islamico", mescolando volutamente in un unico impasto indigesto tutto e il suo contrario. Facendo una costruzione parallela del nemico interno e del nemico esterno, elaborando una sorta di collettiva sindrome da accerchiamento alla quale rispondere con un di piu' di armi, di armamenti, di guerra e di violenza privata. Il quotidiano nazionale che dichiara guerra all'islam ed il sindaco (e parlamentare europeo!) che brandisce la pistola in televisione per rivendicare il diritto di farsi giustizia da soli, stanno dalla parte di chi alimenta il terrore. E di chi si arricchisce con la vendita delle armi e con la vita delle persone.

Ed allora, che fare? "Dobbiamo reagire - scrive il Movimento Nonviolento -, non farci piegare dal dolore e dalla paura. Non accettare lo stato delle cose. Reagire. Reagire per spezzare la spirale, ed aprire una strada nuova. La violenza ha fallito e se perpetuata peggiorera' ulteriormente una situazione gia' tragica. La via da seguire e' quella della nonviolenza. Sul piano personale e su quello politico. La via del diritto, della cooperazione, del dialogo, delle alleanze con chi in ogni luogo cerca la pace, della riduzione drastica della produzione e del traffico di armi, dei corpi civili di pace per affrontare i conflitti prima che diventino guerre,della polizia internazionale per fermare chi si pone fuori dal contesto legale dell'Onu.

Il terrorismo e la guerra (che e' una forma di terrorismo su vasta scala) si contrastano con strumenti altrettanto forti, ma con spinta contraria. Siamo anche noi dentro il conflitto, e lo dobbiamo affrontare con soluzioni opposte a quelle perseguite finora. L'alternativa oggi e' secca: nonviolenza o barbarie". Anzi, ancora piu' secca, intelligenza o stupidita'.

 

7. INIZIATIVE. VERSO LA "GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE" DEL 25 NOVEMBRE

 

Si svolge il 25 novembre la "Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne".

Ovunque si realizzino iniziative.

Ovunque si contrasti la violenza maschilista e patriarcale.

Ovunque si sostengano i centri antiviolenza delle donne.

Ovunque si educhi e si lotti per sconfiggere la violenza maschilista e patriarcale, prima radice di tutte le altre violenze.

 

8. REPETITA IUVANT. PER SOSTENERE IL CENTRO ANTIVIOLENZA "ERINNA"

 

Per sostenere il centro antiviolenza delle donne di Viterbo "Erinna" i contributi possono essere inviati attraverso bonifico bancario intestato ad Associazione Erinna, Banca Etica, codice IBAN: IT60D0501803200000000287042.

O anche attraverso vaglia postale a "Associazione Erinna - Centro antiviolenza", via del Bottalone 9, 01100 Viterbo.

Per contattare direttamente il Centro antiviolenza "Erinna": tel. 0761342056, e-mail: e.rinna at yahoo.it, onebillionrisingviterbo at gmail.com, sito: http://erinna.it

Per destinare al Centro antiviolenza "Erinna" il 5 per mille inserire nell'apposito riquadro del modello per la dichiarazione dei redditi il seguente codice fiscale: 90058120560.

 

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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

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Numero 155 del 18 novembre 2015