Biopolitica e filosofia



(Trascrivo e faccio girare i miei liberi appunti relativi alla Lezione Magistrale tenuta in Piazzale Re Astolfo a Carpi il 16/9/6 nell’ambito del Festival Filosofia sull’Umanità - www.festivalfilosofia.it)

Roberto ESPOSITO – Biopolitica e filosofia

La modernità fa dell’autoconservazione il presupposto di se stessa. Vite e corpi. Più della paura; eventi sorprendenti, inaspettati, contrari a qualsiasi calcolo delle probabilità. Ad esempio anno 1989: blocchi = partita nota e prevedibile. Tutto saltato. Implosione sovietica ed esplosione terroristica. Fine guerra fredda + globalizzazione, ma è scambiare la causa con l’effetto. Anche guerre di civiltà. Perché scontrarsi; perché proprio oggi. Perché terrorismo internazionale. Lessico non più in grado di andare oltre la profondità. C’è un non detto che il linguaggio tradizionale non riesce a toccare. Qual è quest’altra contingenza che non si riesce a nominare? 
Far riferimento alla biopolitica da Foucault, Nietzsche. Cosa significa: l’implicazione sempre più intensa e diretta fra le dinamiche politiche e la vita umana biologica. Rapporto fra potere e vita biologica. Anche per gli schiavi la politica penetrava nel corpo delle persone, ma nel passato antico e medievale la conservazione della vita non era l’agire prioritario del potere politico. Hannah Arendt: la politica per i greci era altro dalla conservazione della vita e della sopravvivenza. Poi invece Stato Leviatano; Hobbes = biopolitica. Salvaguardia della vita umana. Autoconservazione della vita nella modernità. Richieste di autotutela che nascono dalle richieste della vita. Indeboliti i gusci di protezione simbolica e allora si è chiesto un nuovo dispositivo di salvaguardia della vita. Non c’è più protezione della fede e allora l’uomo si costruisce un apparato immunitario per i rischi collettivi (Hobbes). 
Oggi eventi tragici, forti e nuovi; e allora rinnovare il linguaggio politico. Non c’è più l’ordine, la rappresentanza dei diritti individuali, non ci sono più mediazioni; oggi vita e politica si schiacciano direttamente. Con Foucault c’è un investimento di tutta l’esperienza umana. Modelli medici della politica = corpo politico per termini come nazioni.  
Biologizzazione della politica e politicizzazione della vita. 
Inizio 1900, la battaglia per la vita si è rovesciata in tanatopolitica. Politica della morte con i totalitarismi; ancora oggi c’è questa minaccia di pratica di morte. Tendenza politica immunitaria della vita moderna che nega la vita stessa. Nazionalismo e razzismo più biopolitica. Dalla conservazione della vita si passa dal piano individuale al corpo in competizione con gli altri gruppi etnici. Corpo da espandere e gli altri si possono sacrificare. Soglie, fasce di diverso valore che sottomettono. Nietzsche: la vita è volontà di potenza come fondo stesso della nostra vita. Vita e corpo come potenziamento continuo. In più Nietzsche dice che la definizione di cosa è la vita costituirà il più rilevante oggetto di scontro delle civiltà, oggi. Trasformazione artificiale della vita biologica. La politica decide qual è la vita biologica migliore e quale la peggiore. Politica della morte = tanatopolitica. Hitler: morte della vita altrui e alla fine l’ordine generale di distruzione della vita. 
Nazismo e comunismo sono molto diversi. Stalinismo, estremizzazione della modernità; invece il nazismo ne sta fuori. Il nazismo è non filosofia ma biologia realizzata, non è storia ma vita. Il comunismo è storia. Biologia comparata fra razza umana e razza animale. Nazisti fecero biocrazia inedita. Nazisti si ritenevano degli umanisti; medici con partecipazione diretta a tutte le fasi del genocidio. Selezione; missione del medico = morte degli infetti, disinfestazione. Hitler chiamato il grande medico tedesco. Scoperta del virus ebraico = battaglia fondamentale. Nazismo rompe con la biopolitica per fare politica della morte. Vita che si protegge allargando il cerchio della morte. Diritto di vita e di morte non più solo del sovrano ma di tutti che dovevano procurare la morte ad esempio degli ebrei. Difesa della propria razza e morte altrui insieme. Vita infetta era già morta; non assassini, ma nazisti che curano...
La morte che difende la vita da se stessa; 50.000.000 di morti durante la II guerra mondiale. Ma la II guerra mondiale non ha segnato la fine della biopolitica. Nazismo è follia; degenerazione della bipolitica. Non si può però tornare indietro. Vita e politica si sono strette in un nodo che oggi non si può più sciogliere. 
Dopo la fine della guerra fredda, il nodo fra politica e vita è tornato centrale. Oggi, biotecnologie sul corpo umano. Centralità della questione sanitaria e della sicurezza. La politica è sempre più schiacciata sulla nuda vita (Walter Benjamin). 
Legislazioni di emergenza. Flusso di migranti senza alcuna identità; solo polizia. Politica mondiale in direzione della biopolitica. La questione della vita fa tutt’uno con la questione del mondo. Oggi la vita del mondo è tenuta insieme dalla minaccia del terrorismo: o ci salviamo tutti insieme o muoiamo tutti insieme. Il mondo è legato in un’unica evoluzione. 
L’11/9/01 nasce con la fine dell’URSS. Muri, dualità venuta meno; e la biopolitica ha stravinto. In Iraq guerra presentata e condotta in modo nuovo. Guerra preventiva che diventa non più il rovescio ma l’unica forma di coesistenza. La guerra è costitutiva: dà forma al mondo. E’ il modo di dar forma al mondo. Ma produce essa stessa vita e pericoli; gli opposti che si schiacciano l’uno sull’altro.             
Kamikaze = frammento di vita che genera morte; attentati che si spostano sulla forma stessa della vita. Sangue che schizza sul teleschermo. Politica che si incide sui corpi di vittime innocenti. Tortura = incisione di politica sui corpi; bestializzazione dell’umanità. 
In Afghanistan aerei con bombe e viveri, bombe e medicine. 
Si può pensare a una biopolitica positiva, non più sulla vita ma per la vita. Una biopolitica affermativa è immaginabile? Questa è oggi la domanda. 
Filosofia e politica si implicano ma non si identificano. 
Deleuze: filosofia come pratica di costruzione di concetti adeguati agli eventi presenti. Domani immettere nella politica la potenza stessa della vita; tornare all’idea di nascita. 
Io oggi ho dipanato, ho provato a dipanare fili. A segnare tracce. 
Oggi anche la politica della guerra ha a che fare con la materialità del corpo. 
Non sta al filosofo aderire a un programma politico, ma è al centro della filosofia il rapporto fra filosofia e politica.

21/9/6 – resoconto di Leopoldo BRUNO